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Il ventennio fascista attua una "bonificazione linguistica", contro il "barbaro dominio degli esotismi", e si verifica quindi un'interruzione nell'attribuzione dei nomi dell'onomastica democratica. Nel 1926 veniva decretato che "negli atti di nascita era vietato imporre cognomi come (se fossero) nomi, imporre nomi - e per figli di ignoti anche cognomi - ridicoli o vergognosi che arrechino offesa all'ordine pubblico".
Inaugura anche una "tradizione"onomastica legata al culto del littorio e del duce, quindi:
Benito certamente, ma anche Romano (e Romana), Vittorio, Edda, Rachele, e anche Germano (e Germana), Eritreo, Italo, Adolfo..
Una curiosità: i nomi che il padre di Mussolini scelse per il figlio erano: Benito (come il rivoluzionario messicano Benito Juàres), Andrea (come Andrea Costa, leader dell'internazionalismo romagnolo) e Amilcare (come Amilcare Cipriani).

La caduta del fascismo segna la fine dell'onomastica di regime, con da una parte il ripristino di quella democratica di inizio secolo e del primo dopoguerra, e dall'altra l'inaugurazione di una tradizione legata ai simboli della Resistenza, dei partiti e dei leader politici.
L'onomastica repubblicana riprende quindi i nomi cari alla tradizione socialista e anarchica, inaugurando però chiavi di lettura nuove o nuove simbologie.
Per esempio il nome Libero, che ha forti richiami anarchici e libertari, dopo la fine della II guerra mondiale, in Italia, ha chiaramente una sfumatura evocativa rispetto alle vicende appena concluse. Ecco allora Liberata, Libera Italia, Liberino...

Dal panorama onomastico romagnolo emerge chiaramente anche la tradizione onomastica comunista, con nomi legati al culto leninista, da Vladimiro (con tutte le varianti da Valdimiro ad Aldimiro) ai ricorrenti Uliano, Ileana, Oliano, o all'universo della tradizione comunista in generale, al quale possono essere iscritti sicuramente i tipi nominali di origine russa, che hanno anche una componente letteraria, ma che, in un periodo di forti contrasti politici come quello del secondo dopoguerra assumono certamente una valenza politica, testimonianza di appartenenza culturale: Natascia, Tamara, Sonia, Vania, Marusca, Boris, Mirko, Ivan, Igor, ecc.

Ma nel secondo dopoguerra cominciano a prevalere anche i nomi legati alla diffusione del "mito americano", compresso durante gli anni del fascismo, che rifiorisce con il riferimento non solo alla cultura politica americana (l'idea dell'America "Liberatrice"), ma anche a quella popolare, importata dall'esercito alleato.
Ecco allora Wilson (in omaggio al presidente Woodrow Wilson), Robert, Oliver, Alan, ecc.
La resistenza e la fine della guerra segnano anche l'ultimo momento di affermazione dei nomi ideologici: a partire dagli anni '50 il panorama onomastico italiano viene profondamente rivoluzionato dall'avvento e dalla diffusione dei mass media, e l'aumento dei nomi legati ai modelli e ai personaggi dell'ambito tealtrale, musicale, cinematografico.

Fonti consultate:
De Felice, Emidio, Dizionario dei nomi italiani, Milano, Mondadori, 1997
De Felice, Emidio, Nomi e cultura. Riflessi della cultura italiana dell'Ottocento e del Novecento nei nomi personali, Venezia, Marsilio, 1987
Della Valle, T., Il nuovo libro dei nomi di Romagna, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1992,
Pivato, Stefano, "Dimmi come ti chiami..." sta in: Storia e Dossier, anno XI, n.103

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