|
Tra il 1860 e l’inizio della grande guerra furono più di un milione e mezzo gli italiani che approdarono sulle coste dell’Argentina. Questo imponente flusso migratorio, ridotto quasi a zero nel periodo del fascismo, riprese pieno vigore negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale e si arrestò completamente alla fine degli anni ‘50 con il miglioramento delle condizioni economiche italiane.
Oggi sono oltre mezzo milione gli italiani iscritti nelle liste consolari e circa 1.300.000 i connazionali residenti sul territorio argentino.
Una collettività molto estesa, perfettamente integrata nella società d’accoglienza e orgogliosa della cultura e delle tradizioni del proprio Paese d’origine.
Sulla base della situazione socio-economica argentina le spinte emigratorie si fanno certamente più pressanti, soprattutto per le categorie, come appunto i discendenti degli italiani emigrati in Argentina tra fine '800 e primo '900, che hanno la possibilità reale di acquisire una doppia cittadinanza.
La prima strada è cercare di tornare nel paese dal quale sono partiti i loro nonni e i loro bisnonni, senz'altro con un altro spirito e con altri mezzi, ma con la medesima volontà di mettere in gioco la propria vita e le proprie speranze.
E' un' emigrazione a rovescio. Le file davanti ai consolati italiani e spagnoli in Argentina sono reali, come reali sono le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano nell'iter necessario per ottenere il passaporto italiano.
Il console italiano Vincenzo Palladino, intervistato da El Pais, definisce questo esodo come "una fuga più mentale che fisica": non tutti sono certi di voler partire, "tornare" in Italia od usare il passaporto italiano per entrare in Europa. Ma intanto, consapevoli delle varie difficoltà del procedimento, cominciano a cercare i documenti.
Prima di tutto i discendenti dei "vecchi immigrati" incontrano e si scontrano con la perdita della memoria familiare. Mai come nel loro caso non conoscere esattamente il nome del bisnonno o il luogo preciso o la data di nascita (quanti di noi si trovano nella stessa situazione ma non hanno mai dovuto preoccuparsene..) diventa decisivo e sbarra la strada al proseguimento delle pratiche.
Cercare di ottenere la cittadinanza significa quindi anche cercare di ricomporre la/le storia/e familiari, fare i conti con l'attaccamento della famiglia alla propria storia, alle proprie origini, alla propria "identità italiana".
La difficoltà principale nel recupero della documentazione necessaria per la presentazione delle pratiche (certificati di nascita, matrimonio e morte, documenti d'espatrio ecc) è data dall'imprecisione delle notizie geografiche sul luogo d'origine degli antenati.
In Italia la ricerca di documenti non può prescindere dal contesto territoriale in cui i documenti sono stati emanati: ogni documento va cercato e richiesto al Comune (o alla parrocchia) che lo ha emesso. Questo si scontra con la diffusissima abitudine per il cittadino emigrante ma anche per le autorità straniere che ne registrarono l'espatrio di dichiarare per comodità, approssimazione o convenienza la città il capoluogo più vicino al paese dal quale provenivano.
Se il discendente non è in possesso di cospicua documentazione relativa al suo antenato, difficilmente riesce ad individuare l'esatto comune di nascita, e quindi la ricerca diventa affatto banale, gli strumenti e le competenze archivistiche (quali altri fonti si possono consultare, dove emergono i dati anagrafici, perchè in un dato territorio la documentazione è frammentata, ecc.) diventano rilevanti.
E qui interveniamo noi di Gens, a volte con successo, a volte no (raramente si può ovviare alla perdita dei dati anagrafici...), ma sempre tenendo conto delle forti motivazioni personali, della forte carica di emotività che accompagna la richiesta di ricerca documentaria.
C'è, addirittura chi, una volta trovati i documenti e avendo avviato con successo la pratica per ottenere cittadinanza, ha persino organizzato una festa per il "compleanno" del trisavolo, nato nel 1852...
< - pag 2
|