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Gli Archivi Statali conservano nel complesso la memoria storica delle istituzioni statali unitarie e preunitarie.
Gli "Archivi di Stato" sono degli istituti chiaramente definiti ed identificabili: ce n'è uno in ogni capoluogo di Provincia (e in 40 comuni medio piccoli); conservano gli archivi degli stati italiani preunitari risalenti all'Alto Medioevo, gli archivi degli organi centrali e periferici, gli archivi notarili anteriori agli ultimi cento anni e tutti quelli di cui lo Stato ha la proprietà o il deposito.
Un cenno a parte merita l'Archivio Centrale dello Stato, che conserva la documentazione recente ('800-'900) prodotta dagli organi centrali dello Stato dopo l'unificazione d'Italia, le due Camere del Parlamento, il Ministero degli Affari Esteri e il ministero della Difesa che hanno un proprio archivio storico.

Ogni Archivio di Stato ha una fisionomia diversa, che rispecchia le vicende storiche (il mutare delle circoscrizioni territoriali, ad esempio) del territorio in cui è compreso.

Per sapere cosa è conservato in ogni singolo Archivio di Stato al di là delle considerazioni storiche o archivistiche, è sicuramente più utile cominciare a dare un'occhiata alla Guida Generale degli Archivi di Stato, che si propone di offrire, secondo un modello di descrizione omogeneo, il posseduto di tutti gli Archivi di Stato italiani.
La guida è consultabile in linea, e consente di effettuare una ricerca per parola: inserendo una o più parole significative (ad esempio "atti di nascita") il risultato mostrerà in quali archivi di quali città vengono conservati tali atti, fornendo una piccola descrizione che ne specifica il contesto (gli anni interessati, le lacune, il perchè, ecc.).

La specificità degli Archivi di Stato è costituita dal possesso della documentazione più antica relativa ai vari stati italiani: dalla documentazione di epoca medievale (Libri Iurium degli antichi comuni, i cartolari dei notai medievali, ecc.) si passa all'ancor più cospicuo patrimonio rinascimentale e moderno, fino ai documenti del XIX e del XX secolo.
Non sempre i documenti (soprattutto quelli più antichi) sono di facile lettura: la scrittura e le convenzioni degli atti scritti hanno avuto un'evoluzione.
Un documento del XII secolo ha una struttura e una scrittura diversa da un documento del XVII secolo, e per chi lo legge oggi ha anche un altro significato. Bisogna sempre ricordare che i documenti non sono stati scritti perchè qualcuno in futuro potesse leggerli e interpretarli: sono stati scritti per gli uomini a loro contemporanei, perchè potessero testimoniare i fatti e gli eventi del mondo a loro contestuale. Avevano una funzione pratica, assolutamente distante dagli scopi per i quali noi ora oggi li cerchiamo e li consultiamo: il documento "rimarrà muto" se noi non comprenderemo il suo linguaggio, nasconderà le informazione che contiene in parole che ci sembreranno quasi incomprensibili ed inutili.
Infatti per fare ricerche su documenti antichi è a volte indispensabile la conoscenza del latino (tenendo conto che il latino medievale è diverso da quello classico che si impara a scuola) e di alcune altre discipline imprescindibili per la comprensione del testo (anche di documenti più recenti): paleografia, diplomatica, cronologia, araldica, ecc.

Fare ricerche negli Archivi di Stato consente di venire a contatto con la documentazione italiana più ricca e affascinante (alla pari con quella ecclesiastica, di cui parleremo in futuro) e sicuramente la più variegata.
Se si superano le prime difficoltà dovute all'inesperienza e alla mole incredibile di documentazione (che spesso disorienta il ricercatore alle prime armi), si entra in contatto con un mondo straordinario in cui la scrittura è veicolo di una storia per molti versi nuova rispetto a quella che si impara a scuola, e per altri aspetti anche molto più intrigante.

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