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Gli Etruschi: un popolo ancora da scoprire (prima parte)- GENSnews - anno 2001 n° 5 del 15/05/2001
Il nome e la lingua
Pare che il nome degli Etruschi fosse anticamente Rasenna o Rasna (uomini), ma i Greci li chiamarono Tyrreni (da cui Mar Tirreno) dal nome del figlio del re di Lidia, Ati, che secondo la leggenda avrebbe condotto un manipolo di suoi compatrioti dalla propria terra natìa alle coste italiche; i Romani li avrebbero poi chiamati Tusci o Etruschi e da questo nome sarebbe poi derivato Tuscia, l'antico appellativo della Toscana, regione originaria di questa civiltà.
Come si vede sulla genesi e sulla provenienza di questo popolo c'è ancora fitto mistero e la ragione è semplice: la lingua etrusca non è ancora stata completamente decifrata. Ci rimangono circa 10.000 iscrizioni: le più lunghe sono quelle del cippo di Perugia (120 parole) e di Santa Mari di Capua Vetere (300 parole), ma il testo più lungo (di circa 1500 parole ) è quello della Mummia, un libro su rotoli di lino in cui è iscritto, in inchiostro nero, una sorta di calendario di festività religiose, offerte e preghiere da dedicare di volta in volta alla divinità del giorno; queste bende furono riutilizzate, intorno al I secolo a.C., in Egitto per fasciare le spoglie di un defunto. Esse presentano i caratteri di un antico alfabeto greco e possono essere lette ed interpretate, ma sono quasi tutte iscrizioni sepolcrali: è stato quindi possibile decifrare soltanto alcune formule religiose, il nome proprio di qualche defunto, la sua età ed il suo grado di parentela; troppo poco per conoscere a fondo la civiltà di un popolo.
I territori etruschi
Già a partire dall'VIII secolo a.C. gli Etruschi conobbero una crescente espansione territoriale che li condusse tra il VII ed il VI secolo a.C. a conquistare gran parte dell'Italia, così che i loro domini arrivarono ad estendersi dalla pianura Padana a Capua, comprendendo non più soltanto la Toscana e l'Umbria, ma anche l'Emilia Romagna, il Lazio e la Campania fino ad includere anche il controllo della Corsica orientale e sull'isola d'Elba, ricca di giacimenti di ferro.
Forse anche a causa della notevole espansione di questi possedimenti gli Etruschi non conobbero mai una vera unità politica; non costituirono mai uno stato unitario, ma diedero vita a città-stato indipendenti e spesso rivali, governate dapprima da un capo (lars) e successivamente da un re elettivo, detto lucumone, assistito dal Consiglio degli Anziani, formato da patrizi, mentre solo di tanto in tanto veniva convocata un'Assemblea popolare, che aveva però un potere esclusivamente consultivo. Intorno al 500 a.C. sorsero così delle dodecapoli, leghe costituite da 12 città, unite in una sorta di Confederazione di carattere più religioso che politico, comprendente città come Felsina (l'attuale Bologna), Mantova, Adria, Tarquinia (l'attuale Corneto), Veio, Vulci, Chiusi, Cortona, Perugia, Volterra, Nocera, Volturno, Nola.
Ecco qui di seguito alcuni links per arricchire il panorama sulla civiltà etrusca:
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