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Trentino Alto Adige: dalla dominazione romana all'autonomia regionale - GENSnews - anno 2001 n° 5 del 15/05/2001
Dal fascismo all'autonomia
L’instaurarsi del regime fascista prima e lo scoppio della seconda guerra mondiale poi causarono la sospensione di tutti i tentativi di pervenire ad una soluzione equa e liberale del problema e provocarono anzi il soffocamento delle tradizioni di origine tedesca e, in genere, di ogni identità etnica, allo scopo di "italianizzare" l’intera provincia.
Soltanto al termine del conflitto si verificarono le condizioni necessarie al raggiungimento di un’intesa che permettesse la giusta coesistenza nello stesso territorio tra popoli in parte differenti per cultura, lingua e costumi, nella salvaguardia delle rispettive diversità.
La Repubblica Italiana, sensibile alle esigenze delle minoranze etniche, istituì così la regione autonoma del Trentino Alto Adige per mezzo di un primo accordo, stipulato a Parigi il 5 settembre 1946, tra il presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi, egli stesso di origine trentina, ed il ministro degli esteri austriaco Karl Gruber.
Esso, pur garantendo una completa uguaglianza "agli abitanti di lingua tedesca […]rispetto a quelli di lingua italiana" e, pur riconoscendo "un potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo" alla provincia di Bolzano e ai vicini comuni bilingui della provincia di Trento, lasciò insoddisfatti quei tedeschi sud–tirolesi che avrebbero voluto l’annessione all’Austria.
Neppure lo Statuto speciale di autonomia del 1948, che attribuiva al Trentino Alto Adige la facoltà di legiferare autonomamente in numerose materie e di svolgere le relative funzioni amministrative, riuscì a sedare il malcontento.
I rapporti tra Roma e Vienna si fecero sempre più tesi, cosicché nel 1959 l’Austria portò la questione sudtirolese davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. Quest’ultima invitò Italia e Austria a riprendere le trattative per comporre ogni divergenza.
Ci furono infatti momenti di tensione culminati nel 1961 con la cosiddetta "notte dei fuochi", che diede inizio alla "guerra ai tralicci" (venivano compiuti attentati ai tralicci dell'alta tensione); in alcuni momenti la situazione sembrò precipitare.
Furono condotte diverse trattative italo-austriache con l’istituzione di varie commissioni, finchè il governo italiano, in accordo con quello di Vienna, provvide nel 1971 ad emanare un secondo Statuto speciale (entrato in vigore nel gennaio del ’72), che andava ad integrare e a perfezionare quello precedente.
Esso garantiva alla comunità di lingua tedesca una notevole indipendenza grazie all’istituzione delle "due province autonome di Trento e Bolzano", cui attribuire molte competenze che prima erano della Regione: queste infatti possiedono da allora ampi poteri legislativi in tutti i campi della vita politica, sociale, economica e culturale.
Nell’Alto Adige, ad esempio, esistono scuole in lingua italiana e tedesca e bilingui sono i documenti ufficiali e la toponomastica; nella Val Gardena, in Val di Fassa e in Val Badia sopravvive una minoranza linguistica che parla il ladino, un particolare idioma neolatino che gli abitanti del luogo hanno conservato intatta dal Medio Evo fino ad oggi.
La vicenda della questione sud-tirolese è stata dichiarata definitivamente conclusa mediante la cosiddetta "quietanza liberatoria", emanata nel giugno del 1992, con cui il governo di Vienna "dichiarò di considerare chiusa la controversia esistente tra Austria e Italia", come venne notificato al Segretario Generale delle Nazioni Unite.
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