Cittadinanza italiana anche per gli oriundi Trentini - GENSnews - anno 2001 n° 5 del 15/06/2001
Cittadinanza italiana anche per gli oriundi Trentini
Il Parlamento ha approvato il provvedimento di legge, d'iniziativa del deputato Schmid, che consente ai discendenti dei sudditi dell'impero asburgico, emigrati all'estero prima del trattato di Saint Germain en Laye del 1919 - in cui l’Italia ottenne le terre irredente, come era stabilito nel patto di Londra, cioè il Trentino e l’Alto Adige fino al Brennero, Trieste e l’Istria - di ottenere la cittadinanza italiana.
Il provvedimento di legge (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.295 del 19 dicembre 1999) è diventato così finalmente la legge numero 379/00 del 14 dicembre 2000.
Il Trattato di Saint Germain stabiliva un periodo di due anni entro il quale che aveva lasciato i territori appartenuti all'ex impero austro-ungarico poteva dichiarare la sua cittadinanza (italiana o austriaca). Le difficoltà esistenti all'epoca nei mezzi di comunicazione resero molto difficile - se non impossibile - ai diretti interessati di riuscire a sfruttare completamente questa opportunità, che rimase per molti sconosciuta.
Ha avuto origine una discriminazione, durata più di ottanta anni, nei confronti di moltissimi emigrati italiani - dei quali la maggioranza vive ora in Sud-America - che hanno visto negato il diritto (iure sanguinis) ad ottenere la cittadinanza italiana.
La nuova legge prevede che le persone residenti nei territori dell'ex impero austro-ungarico ed emigrate prima del 16 luglio 1920, nonchè i loro discendenti, possaro richiedere la cittadinanza italiana, presentando una dichiarazione "davanti all'autorità diplomatica o consolare del luogo di residenza", entro un termine di 5 anni dall'entrata in vigore della legge, fissato quindi nel dicembre 2005.
La legge fissa quindi un limite temporale alla presentazione delle richieste. Questo è sicuramente l'aspetto più controverso e problematico della legge (che contiene comunque ancora numerose imperfezioni), poichè la struttura organizzativa e burocratica della maggior parte delle rappresentanze consolari - soprattutto in Brasile, dove si calcola che gli emigrati trentini siano più di 350.000 - non è preparata per dare seguito a tutte le pratiche che verranno presentate nei prossimi 5 anni.
Si rischia così di arrivare ad una congestione (un "imbuto", come è stato definito del mensile brasiliano Insieme), ingestibile sia per i consolati sia per le altre strutture - gli enti locali, le associazioni - che dovranno seguire, a livelli diversi, la presentazione delle richieste.
Non si sa ancora se i Consolati e gli enti locali italiani saranno in grado di supportare e di dare seguito alle migliaia di richieste presentate dai cittadini trentini in tutto il mondo, senza contare che gli aspetti controversi della legge e della sua applicazione sono molteplici, e il dibattito in corso sulle responsabilità, sui difetti e i pregi dell'organizzazione e delle strutture atte a svolgere queste pratiche è molto acceso.
L'esperienza di Gens nel campo ci ha insegnato che la maggior parte delle difficoltà che incontrano quasi tutte le pratiche per l'ottenimento della cittadinanza italiana si verificano in due momenti diversi:
- Il ritrovamento dei documenti originali degli emigrati italiani (gli antichi certificati di nascita e battesimo, matrimonio, ecc.)
- l'iter burocratico, la presentazione della pratica completa, le lunghe attese, i vizi di forma e gli intoppi procedurali, che risente delle mancanze del sistema amministrativo italiano.
Per questo motivo noi di Gens stiamo approntando un "sistema d'attacco" al problema della cittadinanza degli emigrati trentini (che presenteremo tra breve), che prevede oltre all'incarico per la ricerca dei documenti italiani necessari, anche un supporto concreto nella presentazione e nell'iter della pratica.
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