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Gli Etruschi: un popolo ancora da scoprire (seconda parte)- GENSnews - anno 2001 n° 6 del 30/07/2001

Gli Etruschi: un popolo ancora da scoprire (seconda parte)

Completiamo in questo articolo il discorso introduttivo sulla civiltà etrusca presentato nel numero precedente, analizzando altri aspetti relativi all'economia ed alla vita sociale di questo popolo.

Economia
Per quanto concerne la vita economica gli Etruschi si dedicarono con profitto all'agricoltura: abili nelle opere di irrigazione e canalizzazione attraverso speciali tubature che permettevano di far defluire le acque delle paludi maremmane, trasformarono vasti acquitrini in aree coltivabili, il che costituisce il primo esempio di opere di bonifica realizzate in Italia; ciò permise a questo popolo di diventare uno dei principali produttori ed esportatori di vino ed olio, colture introdotte probabilmente intorno al IX secolo a.C. dai primi colonizzatori egei.
Anche la metallurgia ebbe grande sviluppo, tanto che i suoi prodotti furono richiesti ed apprezzati in tutto il Mediterraneo: Populonia, unica città marittima dell'Etruria, fu un importante centro di lavorazione del ferro estratto dall'Elba ed anche l'oreficeria e la ceramica resero possibile una vasta rete di commerci.
Da non dimenticare l'importanza rivestita dalla flotta etrusca che, pur dovendosi ripetutamente confrontare e scontrare per mare con i Greci delle colonie dell'Italia meridionale e per terra con i Celti, riuscì ad ottenere il controllo delle maggiori vie di comunicazione fluviali, marittime e terrestri.

Religione ed arte
Le credenze religiose contrastano fortemente con l'immagine di serenità che emerge osservando gli affreschi sulle pareti delle tombe che ci fanno supporre che questo popolo conducesse una vita abbastanza gaia e spensierata, allietata da banchetti, spettacoli, musiche e danze. Il loro mondo appare invece popolato da feroci dèi e da uno stuolo di demoni, di cui è necessario intuire il volere per poterne placarne l'ira; di qui l'importanza dell'arte divinatoria, riservata agli arùspici, che avevano il compito di scrutare le viscere degli animali, ed agli àuguri, che interpretavano il volo degli uccelli.
Strettamente connessa alla religione è l'arte etrusca, dal momento che i principali resti di questa sono stati rinvenuti proprio in contesti funerari, all'interno delle numerose tombe emerse nel corso di ripetuti scavi archeologici realizzati a più riprese. Gli Etruschi credevano infatti che la vita del defunto continuasse anche dopo la morte: per questo le camere sepolcrali erano ornate con ricchi dipinti ed arricchite con ogni genere di suppellettili, come a voler ricostruire l'ambiente domestico in cui il caro estinto era sempre vissuto.
Lo sviluppo dell'arte tombale etrusca può essere suddiviso in due periodi:

Primo periodo (dall' VIII all'inizio del IV secolo a. C.):
esso inizia con la fase primitiva delle tombe a pozzo e a fossa, cui fa seguito la fase orientaleggiante (secolo VII), caratterizzata dai grandi sepolcri a tumulo o a camere o a corridoio: si tratta di tombe scavate sottoterra, prima ad un solo ambiente poi a più camere, tanto da includere spesso le spoglie di diversi membri della stessa famiglia; in questo stadio vengono costruiti sepolcri a pianta circolare con una camera sepolcrale, cui si accedeva attraverso un breve corridoio (dromos); essi erano edificati con grandi blocchi di pietra e coperti con una falsa cupola (tholos), ottenuta dalla progressiva sporgenza verso l'interno dei filari dei blocchi fino ad una lastra terminale di chiusura. Di questo tipo sono il tumulo di Cerveteri (Tomba degli Scudi e delle Sedie) e la Tomba del Carro di bronzo (680 - 670 a.C), rinvenuta a Populonia e presentata per la prima volta al pubblico nella mostra di Palazzo Grassi, così come doveva essere, secondo i più recenti studi, all'epoca della deposizione del defunto.

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