On-line l'archivio di Ellis Island - GENSnews - anno 2001 n° 6 del 30/07/2001
On-line l'archivio di Ellis Island
A poche miglia da New York, proprio davanti a quella Statua della Libertà, che doveva apparire agli emigranti che la scorgevano in lontananza dal mare, come il primo simbolo tangibile di una nuova vita che stava per incominciare, sorge Ellis Island.
Era proprio quest’isolotto brullo e disabitato la prima immagine del Nuovo Mondo che si presentava agli occhi dei nostri antenati in cerca di fortuna, appena sbarcati: dunque uno scenario ben diverso da quello che si era venuto delineando nell’immaginario popolare, fatto di città scintillanti di ricchezza, talvolta frutto di racconti leggendari, in cui spesso sogno e realtà si confondevano.
Ad attendere i nuovi arrivati, che affluivano anche in numero di 5000 al giorno, c’erano sull’isola i funzionari del centro di accoglienza per immigrati, inaugurato il 1° gennaio 1892. Qui, in edifici dalla fredda architettura istituzionale (del resto trasformati nel 1943 in un complesso carcerario), ciascuno era sottoposto ad un rapido esame medico, che costituiva un ulteriore controllo dopo quello già effettuato nei rispettivi porti d’imbarco, allo scopo di scongiurare il pericolo di eventuali epidemie.
Chi era considerato "able" poteva finalmente accedere, dopo una lunga e paziente attesa, alla "Registry Room", dove gli era chiesto di dichiarare le proprie generalità e di dimostrare di essere in possesso di alcuni requisiti fondamentali all’ammissione: possedere almeno 30 dollari, avere un biglietto del treno per la destinazione prescelta e conoscere un mestiere.
Solo a queste condizioni si era riconosciuti come W.O.P. (ammessi senza passaporto) e si vedevano spalancate le porte della tanto agognata "terra promessa".
Su quest’isola della speranza transitarono tra il 1892 ed il 1924 ben 22 milioni di persone, del cui passaggio è rimasta traccia negli archivi del servizio immigrazione e nelle liste passeggeri delle navi, conservate anche dopo il 1925, quando il governo americano decise di limitare drasticamente l’ingresso di immigrati nel paese.
Dopo essere stata adibita ad ospedale militare durante le due guerre mondiali, Ellis Island fu chiusa per decisione dell’autorità statunitense nel novembre del 1954, rimanendo così abbandonata fino alla presidenza di Lyndon B. Johnson. Questi riconobbe l’isola quale parte integrante del monumento nazionale della Statua della Libertà, essendo anch’essa il simbolo del sogno americano e, contemporaneamente, il ricordo del coraggio e dell’energia profusa per far sì che questo sogno si trasformasse in realtà.
A partire dal 1965 così Ellis Island, ormai abbandonata, fu posta sotto la tutela dell’Ente Parco Nazionale, in quanto patrimonio storico del paese, ma solamente a partire dal 1982, su richiesta del presidente Ronald Reagan, sorse un’apposita fondazione (SOLEIF) per il restauro di questi due grandi monumenti alla libertà. L'isola fu riaperta nel settembre del 1990, ormai trasformata in un vero e proprio Museo dell’Immigrazione, nel totale rispetto della veridicità storica, grazie ad una ricostruzione fedele degli ambienti così come erano apparsi agli emigranti appena sbarcati.
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