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Friuli Venezia-Giulia: un territorio di frontiera

Il Friuli Venezia-Giulia è, per la sua collocazione geografica, una terra di confine e ciò l'ha portata, nel corso dei secoli, ad essere considerata oggetto di conquista da parte di tutti i popoli limitrofi che, contendendosela, l'hanno più volte smembrata; essa è dunque, nella sua forma attuale, una regione "nuova", nata dalle vicende dolorose della Seconda Guerra Mondiale.

Il nome
Il nome Friuli Venezia-Giulia è di origine romana e deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale), fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C. e divenuta, dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni (452), il capoluogo della regione Venetia et Histria (la decima provincia romana).
Con le invasioni barbariche il nome, contrattosi nella forma attuale, fu esteso a tutta la regione circostante su cui la città esercitava la sua giurisdizione, che divenne prima il ducato, poi la marca ed infine la contea del Friuli.

Le origini

Alcuni retsi litici rinvenuti nel Carso triestino e retrodatabili al paleolitico testimoniano, già in quell'antichissimo periodo, la presenza umana nella regione.
Nell'età del Bronzo (II millennio a. C.) è documentata l'esistenza dei cosiddetti castellieri, villaggi su alture circondati da terrapieni oppure da mura a secco; non si sa quale popolazione abbia fondato per prima queste costruzioni, ma è possibile farle risalire ai Veneti e agli Istri, che appaiono nell'Italia nord-orietale in un momento non precisabile tra l'età del bronzo recente e quella del bronzo tardo.
Essi sono comunque la traccia di una civiltà evoluta, che già all'epoca avvertiva la necessità di difendersi da eventuali attacchi esterni.

Dominazione romana
Roma intervenne nell'Istria con tre spedizioni militari successive (221, 178-177, 129 a. C.) che condussero le legioni romane, sotto la guida del console Terenzio Varrone Murena, a conquistare, alla metà del I secolo a.C., i territori dell'odierna Friuli Venezia-Giulia. La regione subì un forte processo di romanizzazzione e le popolazioni sottomesse si limitarono a conservare memoria delle loro origini nei toponimi e nel culto di divinità locali.
Durante la dominazione romana si ebbe un periodo piuttosto florido: in particolare la città di Aquileia divenne una delle più popolose d'Italia, centro di attività portuali, commerciali e sede della flotta dell'Alto Adriatico e dell'esercito danubiano.
Le vicende che portarono alla dissoluzione dell'Impero romano furono tumultuose e drammatiche nella regione esposta ai barbari e punto d'incontro fra occidente ed oriente: le mura costruite fra il II ed IV secolo lungo le Alpi Giulie non impedirono all'imperatore d'oriente Teodosio, che aveva sconfitto Roma nel 394, di saccheggiare Aquileia. La città venne nuovamente assediata e predata nel 452 da Attila e non tornò più all'antica potenza; con questo episodio si può considerare finito il periodo romano nella storia dell'Italia nord-orientale.

Dalla dominazione longobarda a quella francese
I Longobardi scesero nel 568, saccheggiarono Trieste ed occuparono il Friuli quasi senza incontrare resistenza. Essi fecero di Cividale la capitale del loro primo ducato, che venne assegnato a Gisulfo, nipote del re Alboino.
La popolazione friulana accettò di buon grado la presenza dei Longobardi anche per mediazione della Chiesa, che intervenne in loro favore soprattutto quando essi si convertirono al cattolicesimo. Il ducato ebbe un periodo di notevole prosperità sotto la reggenza di Ratchis prima e del fratello Astolfo poi, tanto che lo stesso patriarca di Aquileia trasportò la sua residenza a Cividale. Questa floridezza spiega la ribellione, tragicamente finita, del duca longobardo Rotgaudo quando subentrò il dominio franco.

I Franchi occuparono il Friuli e l'Istria nell'VIII secolo e diedero a Cividale il nome di Civitas Austriae(città della parte oreintale del Regno d'Italia); essi introdussero il feudalesimo ponendo le premesse per un successivo disgregamento politico del territorio. Fu notevolmente favorita la Chiesa e Carlo Magno iniziò la serie di donazioni ai patriarchi, che, proseguita dai suoi successori, portò alla nascita di patriarcati sempre più potenti ed indipendenti, spesso in conflitto tra loro, causando un ulteriore freammentazione della regione.

Venezia ed Austria si contendono il Friuli Venezia Giulia
Nel corso del XIII secolo il patriarcato si indebolì progressivamente favorendo così le mire espansiniostiche della Repubblica veneziana e degli Asburgo, da tempo interessati alla conquista di quei territori.
Dei possessi veneziani il più trascurato fu l'Istria, dove venne incentivata l'immigrazione slava per rinsanguare l'agricoltura. Al Friuli la tranquillità imposta da tale condizione di suddditanza portò un arretramento economico e dappertutto decadde l'attività politica, poichè Venezia escluse la nobiltà locale da ogni incarico pubblico.

La politica espansionistica di Venezia fu fermata dagli Asburgo che avevano realizzato un solido dominio nella parte orientale della regione, impossessandosi della contea di Trieste (1382) e di Gorizia (1500). Fu allora che avvenne lo scontro con Venezia, che pretendeva di far valere su Gorizia i diritti del patriarcato; ben presto però la Repubblica di S. Marco, sconfitta dall'imperatore austriaco Massimiliano, dovette rinunciare con la pace di Worms (1521) ad ulteriori tentativi di espansione.

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