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Colori e costumi di Sardegna

La Sardegna, una delle più caratteristiche regioni d'Italia, è una terra ricca di storia e tradizioni. Oltre alle sue bellezze naturali, che la rendono famosa in tutto il mondo, essa presenta numerosi aspetti folkloristici, alcuni dei quali affondano le proprie radici lontano nei secoli.
Tra le usanze isolane uno degli elementi più tipici è sicuramente la varietà dei costumi locali; questi, diversi da paese a paese tanto che nessun'altra regione italiana può vantarne una quantità così ampia (oltre un centinaio), sono particolarmente elaborati e variopinti: ricchi e a colori vivaci quelli delle donne, più severi quelli degli uomini.
Oltre ad essere testimonianza della cultura locale questi abiti rappresentano un pezzo di storia isolana, poichè derivano dalla commistione di elementi romani, orientali, ispano-moreschi e sono dunque segno delle diverse civiltà che si avvicendarono nel controllo della regione; questo è il motivo principale dell'eterogeneità dei costumi sardi, soprattutto di quelli femminili, attraverso i quali è possibile ripercorrere il lungo cammino compiuto dagli isolani dalle origini fino ad oggi.


Costumi maschili
Nell'abito maschile la parte più adorna era un tempo il collettu, un giubbetto di cuoio, senza maniche, trapuntato e ricamato, che si metteva sopra al corrittu, un corpetto aderente, lungo fino al ginocchio, con le maniche aperte in modo da lasciar vedere quelle della camicia bianca, finemente ricamata con ampie maniche e colletto inamidato. Il costume è completato dalle bragas, cioè un gonnellino nero, increspato e stretto in vita dalla cinta di cuoio, sotto al quale spuntano i calzoni bianchi di tela, chiusi nei burzighinos, uose nere che fasciano i polpacci. Le scarpe non hanno oggi quasi più niente di particolare, mentre un tempo destavano la meravoglia dei turisti per la loro lunghezza e la punta smisurata.
Per difendersi dai rigori invernali i sardi usavano una pelliccetta e sopra questa, soprattutto nelle regioni montuose, un cappotto detto su gabbanu, lungo fino ai piedi e con un cappuccio col quale i pastori si avvolgevano quando capitava loro di dormire all'aperto, vicino al proprio gregge.
A questi abiti si aggiunge il copricapo classico dei Sardi, sa berritta, che si porta con le punte ripiegate in vari modi, a seconda della preferenza di chi lo indossa.

Costumi femminili
Assai più elaborato è il costume femminile che comprende una maggiore varietà di indumenti.
Sopra al busto, che è allacciato sulla camicia ed ornato da pregevoli ricami, le donne sarde portano su gipponi, un giubbetto sotto cui si allarga la sottana; in questa si notano le pieghettature e la balza di altro colore che la circonda in basso, mentre sopra la gonna si distende il grembiule, ampiamente ricamato, che spesso arriva fin sotto la caviglia in modo da lasciar appena intravedere le calze e le scarpe.
Al di là di questi elementi che sono comuni ai costumi di ogni singola località, la varietà di forma e di colore da paese a paese è tale che, a descrivere tutti gli indumenti tipici dell'isola, sarebbe necessaria una trattazione molto più ampia.


Caratteristica delle donne sarde è la cura speciale che esse pongono nel coprirsi il capo con la cuffia (curcudda) e con un fazzoletto di seta o di lino (velu), riccamente ornato, che spesso è il risultato di molti anni di lavoro. Oltre agli accurati ricami, frutto del sapiente lavoro di mani esperte, un tempo anche i tessuti venivano colorati tra le mura domestiche utilizzando erbe naturali e tecniche che ognuno teneva gelosamente segrete e che erano poi tramandate di generazione in generazione.

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