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I costumi sardi si distinguevano non soltanto da una zona all'altra della regione, ma anche a seconda del ceto sociale di chi lo indossava: di solito infatti gli abiti delle donne appartenenti a famiglie benestanti erano più variopinti, molto spesso tinti di rosso scuro, mentre le donne di condizione più modesta, nella maggior parte dei casi, vestivano con tessuti di orbace grigio perchè non potevano permettersi la tintura delle stoffe.
Gli abiti variavano anche in relazione all'uso a cui erano destinati: quelli da lavoro, oltre ad essere realizzati con tessuti più semplici, dovevano contemporaneamente rispondere alle necessità delle donne che trascorrevano gran parte della giornata nei campi ed erano quindi comodi, pratici e dotati di ampie tasche.

Ornamenti
Gli ornamenti sardi sono intonati all'abito e contribuiscono a dargli maggior risalto: bottoni d'oro e d'argento, anelli, braccialetti, collane, catene ciondoli, amuleti ed orologi, spille, fibbie; questi monili, spesso realizzati in filigrana diedero già in passato un notevole impulso all'artigianato locale che ancora oggi è piuttosto rinomato: la tradizione orafa è vivissima in parecchi centri dell'isola dove i gioielli sono ancora incisi a bulino e pazientemente battuti a martello. Un posto di rilievo meritano i lavori realizzati in corallo, l'oro rosso sardo, ritenuto dagli esperti uno dei migliori del mondo.
Molto spesso il numero ed il pregio dei gioielli indossati era indice il grado sociale di chi li esibiva: le donne ricche potevano portare anche sette anelli (tra essi spicca la fede sarda in filigrana, tipico anello nuziale), mentre quelle di condizione più umile non potevano portarne più di tre alla volta; similmente gli uomini che vestivano con glilet chiusi da due file di bottoni d'oro denotavano una certa agiatezza, che diminuiva se i bottoni erano d'argento.

Feste regionali
Oggi è possibile ammirare questi abiti colorati esclusivamente in concomitanza con le feste popolari e con le pricipali cerimonie e ricorrenze religiose; tuttavia le occasioni non mancano: anche il più piccolo paese infatti ha la sua chiesa dedicata al santo patrono, che si festeggia almeno una volta all'anno generalmente con una grande partecipazione di gente.
In particolare tre sono le ricorrenze che vedono la partecipazione di manifestanti che fanno sfoggio dei costumi di tutte e quattro le province assieme: il primo maggio a Cagliari, per la Sagra di Sant'Efisio; la terza domenica di maggio a Sassari, per la Cavalcata Sarda, e l'ultima domenica di agosto a Nuoro, in occasione della Sagra del Redentore.
Soprattutto in occasione della prima di queste festività in onore del santo che, secondo i Sardi, avrebbe salvato gli abitanti dell'isola da una grave pestilenza, è possibile assistere ad una ricchissima carrellata di colori, gioielli, stoffe pregiate, pizzi e merletti che costituiscono l'espressione più tipica dell'anima sarda.
Nell'indossare i costumi del proprio paese i Sardi mostrano un orgoglio ed una fierezza tramandati dai padri nel corso dei secoli: gli abiti tradizionali infatti recano, nelle decorazioni delle stoffe e nei monili, testimonianza della cultura della località di cui sono caratteristici. Per questo motivo ogni paese cerca di trasmettere alle generazioni successive l'amore e la cura per simili indumenti, così che non vadano perdute con essi la peculiarità della storia locale e regionale e le migliori e più autentiche caratteristiche della stirpe sarda.

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