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Il Palio di Siena tra storia e folklore - GENSnews - anno 2001 n° 7 del 27/08/2001
Alle prime luci del giorno si celebra una messa nella cappella della Piazza, mentre nelle prime ore del pomeriggio i cavalli sono portati nella chiesa di ogni singola contrada per essere benedetti e al termine di questa funzione in cui sacro e profano si mescolano il cavallo viene congedato con il rituale grido: "Va', e torna vincitore!", che la tradizione vuole sia di buon auspicio.

La piazza del Campo incomincia ad animarsi già parecchie ore prima dell'inizio della gara: gli spettatori che non sono riusciti a conquistarsi un posto sulle gradinate si radunano nella nicchia della piazza, spesso stipati all'inverosimile, mentre altri più fortunati si godono lo spettacolo dall'alto, affacciati alle finestre dei palazzi che circondano il Campo.
Prima che la corsa vera e propria prenda il "via" però si svolge per le strade della città il corteo storico, che rappresenta la parte più pittoresca dell'intera manifestazione: ad aprire la sfilata è il portabandiera a cavallo, che stringe tra le mani il vessilo bianco e nero simbolo di Siena, seguito da 24 trombettieri, 12 dei quali sfilano suonando lunghe trombe d'argento, che richiamano per la loro forma le cosiddette chiarine in uso nel 1500.
Seguono altre comparse, che rievocano con i loro costumi la Siena repubblicana, tra le quali primeggia la figura del Capitano del popolo, a cavallo, preceduto dai suoi paggi con spada e scudo; dietro di lui vengono i rappresentanti delle 10 contrade che gareggeranno con il fantino su un cavallo da parata, seguito dal cavallo da corsa; ogni contrada porta in sfilata due alfieri che mettono in mostra tutta la loro abilità ruotando con eleganza e destrezza la propria bandiera che viene lanciata in alto e ripresa velocemente prima che ricada a terra.
Il corteo prosegue con 12 paggi che portano una corona d'alloro per il vincitore, i rappresentanti delle 7 contrade che non corrono e quelli delle 6 contrade del Gallo, del Leone, dell'Orso, della Quercia, della Sapadaforte e della Vipera, che sono state soppresse per aver causato uno scontro piuttosto acceso nella corsa del 2 luglio 1675; la sfilata si chiude con il Carro del Trionfo, trainato da quattro buoi, su cui è portato il palio (drappo) che sarà dato in premio al fantino vincente.

Quando il corteo ha compiuto il giro della piazza e ha preso posto lungo la gradinata davanti al Palazzo Pubblico, entrano finalmente in pista i cavalli montati dai fantini, vestiti con un abito dai colori della contrada da loro rappresentata, pronti ad allinearsi dietro ad una fune detta canapo, che costituisce al linea di partenza; questa operazione può richiedere a volte anche alcune ore, perchè i cavalli, innervositi dalla presenza della folla che applaude ed incita, non sempre rispondono ai comandi del fantino.
La regola vorrebbe che solo quando tutti i partecipanti hanno preso posto dietro alla fune, questa venga lasciata cadere, ma se il decimo fantino, detto di rincorsa, decide di partire, cioè entra tra i canapi, il mossiere, che controlla la regolarità della partenza, deve comunque abbassare la corda anteriore, anche se gli altri cavalli non sono ancora ben allineati.
In questo momento ha inizio la gara vera e propria: i cavalli, lanciati alla massima velocità, devono compiere per tre volte il giro della piazza e le cadute non si contano, tanto che ai lati della pista, soprattutto in prossimità della curva in discesa di San Martino, vengono collocate delle protezioni apposite, in modo da evitare le conseguenze più gravi.

La corsa si svolge in brevissimo tempo, circa un minuto e mezzo in cui il pubblico quasi trattiene il respiro, preso da ansia e passione; tutto si svolge in appena 75 secondi, nei quali si deciderà l'esito di una gara preparata ed attesa per un anno intero.
Il fantino vincitore è portato in trionfo al suono dei tamburi dagli uomini della sua contrada, e, prima ancora che abbia avuto il tempo per esultare, viene "travolto" dalla folla in delirio, che sventola con orgoglio il cencio, che sarà poi esposto nel museo della contrada che lo ha conquistato.
Da questo momento hanno inizio i festeggiamenti veri e propri per le vie della città che dureranno fino a notte fonda e proseguiranno per intere settimane, tra gli sbeffeggiamenti e le caricature rivolti alla contrada rivale per concludersi con un ricco banchetto, la "Cena della vittoria", che si tiene generalmente tra settembre ed ottobre, in cui il cavallo vincitore occuperà il posto di capotavola.
Gli sconfitti, che subiscono sportivamente le "canzonature" degli avversari, però non si danno certo per vinti perchè sanno che ci saranno ancora altri cento, mille palii da correre ed altrettante rivincite da conquistare.

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