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Passando da un continente all'altro la fama di Verdi non accenna ad esaurirsi: dall'Asia all'Africa le celebrazioni in suo onore hanno preso il via anche in Egitto, dove al Cairo, in collaborazione con l'Istituto italiano di Cultura, è stata inaugurata a gennaio una serie di concerti che si concluderà in ottobre con la tradizionale esecuzione dell'Aida, che sarà incorniciata dalle suggestive Piramidi, ed una mostra di scenografie verdiane promossa dall'Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma.

Accanto alle molteplici iniziative di livello mondiale, rivestono un ruolo altrettanto rilevante le manifestazioni che hanno avuto o avranno luogo nella maggior parte delle città italiane, in particolare in quella che fu la città di adozione di Verdi.
Per rendere omaggio alla memoria del grande compositore Milano ha voluto assumere un ruolo da protagonista, dimostrando ancora una volta il sincero amore che la legò al Maestro: a Palazzo Reale è stata realizzata una delle mostre meglio curate e più articolate, che ha cercato di presentare la figura del compositore sotto tutti gli aspetti che ne hanno costitutito la personalità; l'esposizione, che ha chiuso i battenti a febbraio, ma che merita comunque di essere menzionata, è stata intitolata "Giuseppe Verdi. L'uomo, l'opera, il mito".
Essa è stata allestita prestando una particolare cura all'impianto scenografico attraverso la ricostruzione degli ambienti in cui si svolsero i momenti salienti della vita di Verdi: una riproduzione della facciata della casa natale a Busseto, che testimonia le sue umili origini, con la spinetta su cui compì i primi esercizi musicali, il suo atto di nascita, la camera da letto della villa di Sant'Agata, la sua corrispondenza con amici ed altri musicisti.
Accanto ai ricordi più intimi del Maestro la mostra non ha però tralasciato di considerare anche altri aspetti del mito Verdi, primi fra tutti il suo rapporto con l'editoria musicale e con la cultura, anche artistica, del suo tempo e le sue opere, ai cui spartiti è stata dedicata un'apposita sezione.

Come Milano anche Parma, la provincia che ha dato a Verdi i natali, ha allestito dal 29 maggio al 29 luglio, in collaborazione con l'assessorato alla Cultura, un'importante esposizione a Palazzo Pigorini che mira anch'essa a rievocare, attraverso una serie infinita di oggetti di uso quotidiano, il mito che si costruì attorno al compositore bussetano.
A testimoniare la forte presa popolare che il personaggio esercitò sulla cultura dell'epoca è stato raccolto un gran numero di suppellettili di ogni genere, spesso un po' kitsch, con i volti del Maestro e dei protagonisti dei suoi capolavori; le loro immagini campeggiano non solo su manifesti e cartoline, ma anche su servizi da tavola, figurine, carte da gioco, calendari, ivi compreso un frammento di muro su cui è ancora leggibile la scritta: "W V.E.R.D.I.", l'acronimo che sottintendeva "W Vittorio Emanuele Re D'Italia" e con cui i patrioti risorgimentali tappezzarono i muri di Milano e di Venezia tra il 1849 ed il 1859 sfidando la polizia austriaca.

Un'altra originale iniziativa è stata realizzata a Genova, altro luogo a cui Verdi fu molto legato, come dimostra il titolo dato alla mostra: "Una cinquantina d'inverni...": questo è il tempo che il Maestro avrebbe voluto trascorrere nel capoluogo ligure; così infatti egli scrisse in una lettera del 1867 (anch'essa esposta) all'amico Arrivabene, a riprova del legame che lo unì alla città, che gli conferì peraltro la cittadinanza onoraria, riconoscendo la sua "genovesità" di nascita.
L'esposizione ha voluto ripercorrere il rapporto tra Genova e Verdi, la comune natura schiva e riservata ma schietta ed autentica, amante della quiete e della tranquillità e di una quotidianità semplice ma appagante, come emerge dall'impressione di un ambiente caldo e vissuto che si ricava osservando lo studio del Palazzo del Principe, in cui il grande compositore lavorò alla realizzazione di Simon Boccanegra, dell'Aida e dell'Otelloe che i curatori hanno voluto ricreare con gli oggetti volutamente in disordine, la tazza da té posata sui fogli da musica, la finetra socchiusa.
Nello stesso tempo la mostra ha voluto presentare, accanto al Verdi genovese, anche la Genova di Verdi con le sue attività politiche e sociali, la sua moda e i suoi teatri, attraverso alcuni incontri sulla pittura, la letteratura e la musica del periodo verdiano in modo da fornire un quadro completo della vita della città nella seconda metà dell'Ottocento così come essa apparve al Genio solitario quando la scoprì.

Di fronte a questa miriade di appuntamenti e manifestazioni celebrative è legittimo chiedersi cosa avrebbe pensato lo stesso Verdi, che non amò mai essere al centro dell'attenzione, ma fu sempre geloso della sua vita privata, al punto da essere infastidito se qualcuno lo acclamava all'uscita dal teatro, o lo lusingava ed ossequiava.
Sta di fatto che, nonostante questa sua natura spigolosa, o forse proprio per questa sua schietta "ruvidità", egli riuscì a stabilire un rapporto d'affetto diretto e sincero con gli italiani di ogni grado sociale, che seppero comprenderne e rispettarne la creatività artistica e la personalità, come testimoniano le centinaia di sacchi di paglia con cui i milanesi ricoprirono le strade attorno all'abitazione del Maestro, in modo che il rumore delle ruote dei carri sull'acciottolato non disturbasse le ultime ore di vita dell'amato compositore.

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