|
Eduardo De Filippo: punto d’arrivo e di partenza - GENSnews - anno 2001 n° 7 del 27/08/2001a
Ormai Eduardo è un attore amato e seguito, ha successo, si dedica al cinema e scrive poesie. In mente però ha un obiettivo preciso: una scuola per tecnici e per attori, un teatro che sia un punto d’arrivo e di partenza per una città che esce dalla guerra a pezzi e affamata. Un punto di partenza per creare, in quegli anni difficili, un’azienda attiva per un rilancio culturale e sociale di una delle zone più povere di Napoli.
Così acquista per 6 milioni ciò che resta di un vecchio teatro semidistrutto dai bombardamenti e che probabilmente sarebbe stato trasformato in garage e sarebbe rimasto vivo solo nei libri d’arte visto che era stato uno dei più bei teatri del Settecento; ne spenderà 350 per ricostruirlo senza alcun aiuto dallo Stato.
"Gli altri attori investono bene il loro capitale – scriverà il giornalista Vito Pandolfi nel 1954. - In caffè, cinema, speculazioni edilizie (...) Eduardo De Filippo ha invece compiuto un gesto che sembra assurdo tanto è generoso. Ammettiamo pure che si abbia voglia di costruire un teatro. La logica consiglia di farlo a Milano o a Roma, dove gli incassi sono ben diversi da Napoli. E volendolo pur costruire a Napoli, come si fa a stanziarsi nel povero e periferico quartiere di Foria?
Là si è riaperto in questi giorni il nuovo teatro San Ferdinando, ricostruito quasi dalle fondamenta, con molto decoro (...) Una sfida contro tutto: le leggi economiche, le previsioni, le statistiche".
Per anni gran parte dei suoi guadagni e dei diritti d’autore serviranno per pagare i debiti contratti con banche e creditori che non gli daranno tregua per anni costringendolo a ipotecare anche le sue proprietà.
La sua compagnia avrà successo dappertutto, anche all’estero: nel 1955 rappresenterà l’Italia al 2°Festival drammatico di Parigi; nel 1960 dal 1° al 3 giugno reciterà sempre a Parigi al Theatre des Nations, poi nel 1962, 56 giorni di tournée in Ungheria, nell’Unione Sovietica, in Austria e in Belgio e ancora nel 1972 a Londra.
Il suo teatro verrà ripreso e tradotto ed interpretato in tutto il mondo: dall’Ungheria al Giappone, agli USA, da Atene a Stoccolma a Tel Aviv.
Nel 2000 in occasione del centenario della sua morte, molte compagnie straniere daranno vita a Roma ad una bellissima rassegna delle sue commedie.
Ma torniamo alla sua storia: i primi anni Sessanta sono terribili, perde la figlia Luisella che muore all’età di 11 anni; poi la moglie Tea; Eduardo medita di abbandonare il teatro per un po’ di tempo, è stanco ma deve pensare all’unico figlio che gli è rimasto, Luca, deve far fronte alle banche e ai creditori che non vogliono aspettare, ci sono coloro che lavorano con lui, tecnici e attori, c’è il San Ferdinando. Così nonostante dolori, delusioni, va avanti ancora con progetti, ancora punti di partenza e d’arrivo. C’è Luca che ha deciso di fare l’attore, c’è Isabella una donna straordinaria che gli sarà accanto sostenendolo sempre e che sarà la sua terza moglie, c’è il teatro. Riprende il lavoro, scrive, va in giro con la compagnia, registra in televisione il primo ciclo delle sue commedie, realizza la 'Società Teatrale Napoletana', con Paolo Grassi, (fondatore insieme a Strehler del Piccolo Teatro di Milano) per il rilancio del San Ferdinando ma che purtroppo fallirà i suoi intenti.
Eduardo parla poco e cerca di realizzare le sue idee.
Sabato, Domenica e Lunedì, Il sindaco del Rione Sanità, Il Contratto, Gli esami non finiscono mai sono alcuni dei suoi capolavori.
Resta in piedi il problema del Teatro Stabile di Napoli: Eduardo aveva accettato dal 1958 di occuparsene. "Credetti - dirà poi lui stesso - che le aspirazioni di sempre e le battaglie di decenni stessero per dare i loro frutti: era venuto il momento di realizzare la Scuola dei comici, dei registi, dei tecnici; di sollecitare un interesse culturale specifico intorno al teatro patrio; di riformare cioè i quadri di un’organizzazione che continuasse nel tempo e con mezzi adeguati ".
< - pag 2 - >
|