Pompei ed Ercolano: oggi come millenovecentoventidue anni fa - GENSnews - anno 2001 n° 8 del 28/09/2001
Pompei ed Ercolano: oggi come millenovecentoventidue anni fa
 Fin dal 1700, quando ebbero inizio i primi scavi a Pompei ed Ercolano, ci si rese conto che le città romane sepolte dal Vesuvio celavano all'interno delle abitazioni, ricolme di ceneri e lapilli, un immenso patrimonio archeologico che gettava luce sugli aspetti più caratteristici della vita quotidiana di 17 secoli prima, altrove impossibili da ritrovare.
Tranne che per l'origine leggendaria che vuole Ercolano fondata dal mitico Ercole, la città ha una storia parallela a quella di Pompei: quest'ultima, fondata dagli Osci e successivamente occupata da Etruschi e Greci, passò nel corso del V secolo a.C. sotto i Sanniti e nel 91 a.C. divenne una colonia romana; colpita da un garve terremoto che la danneggiò gravemente già nel 62 d.C., prima ancora che i lavori di ricostruzione fossero portati a termine, essa fu definitivamente distrutta il 24 agosto del 79 d.C. dalla famosa eruzione del Vesuvio, assieme a Stabia ed Ercolano.
In questa circostanza morì anche il naturalista latino Plinio il Vecchio, prefetto navale durante l'eruzione che, sceso a terra per soccorrere le popolazioni colpite ed anche per osservare da vicino il fenomeno, perì vittima del suo spirito umanitario e della sua curiosità di studioso.
A darci testimonianza di ciò è il nipote Plinio il Giovane nelle due lettere scritte allo storico Tacito che gli chiedeva il resoconto sulla tragedia e sulle ultime ore di vita dello zio. Secondo quanto si legge nella prima epistola, già verso l'una del pomeriggio di quel 24 agosto una densa nube di grandezza e forma non comuni si era alzata nel cielo dalla bocca del Vesuvio, tanto da essere visibile anche a parecchi chilometri di distanza.
Di lì a poco si intensificarono anche le scosse di terremoto, che erano già state avvertite nei giorni precedenti, senza aver destato però particolare preoccupazione nella popolazione, abituata a simili fenomeni, piuttosto frequenti in Campania. Ben presto la luce del sole fu completamente oscurata dai gas che fuoriuscivano dal cratere ed ebbe inizio un'interminabile notte, durata ben 18 ore, durante le quali Pompei, Ercolano e Stabia furono del tutto cancellate.
Più volte studiosi e storici hanno cercato di ricostruire gli attimi di quella tragica notte: per secoli il Vesuvio era stato inattivo e la popolazione fu dunque colta all'improvviso e di sorpresa, nel momento in cui meno se l'aspettava, cioè nel sonno. Per questo la maggior parte degli abitanti delle città interessate quasi non ebbe il tempo di rendersi conto di ciò che stava accadendo, così che intere familie furono trovate ancora nei propri letti, come se fossero addormentate.
Chi invece ebbe modo di accorgersi della catastrofe che si stava compiendo cercò di dirigersi verso l'unica via di scampo possibile: il mare; molti però non riuscirono ad arrivare alle imbarcazioni, ma morirono soffocati dalle esalazioni sulfuree o vennero rapidamente raggiunti dalla lava incandescente e sepolti sotto una spessa coltre di lava.
La mattina del 25 agosto la tragedia non si era ancora conclusa: molti di coloro che erano riusciti a fuggire il giorno precedente fecero ritorno nelle proprie case, pensando che la situazione fosse ormai in via di miglioramento, nella speranza di trovare ancora qualche superstite e di riuscire a radunare qualche oggetto da portare via con sé; invece una nuova pioggia di cenere e lapilli incandescenti si riversò sulle città provocando altre centinaia di morti.
 Pompei ed Ercolano furono completamente dimenticate per secoli e riscoperte solo casualmente nel corso del Medioevo e del Rinascimento: Pompei riemerse nel '500 durante alcuni lavori di scavo per la costruzione di un canale di derivazione del fiume Sarno ed Ercolano, analogamente, quasi due secoli più tardi, durante l'escavazione di un cunicolo. Questi ritrovamenti dispiegarono per la prima volta agli occhi dell'Europa la struttura e la vita di una città romana, influenzando così notevolmete la diffusione dello stile neoclassico.
Gli scavi sono poi continuati con metodi sempre più scientifici nel corso dell' '800 e del '900 e, grazie alla capacità di conservazione delle ceneri vulcaniche, le città sono state "congelate" nella situazione in cui si trovavano al momento dell'eruzione; perciò le sue rovine costituiscono non solo una visita affascinante, ma anche uno strumento unico per conoscere le abitudini, la cultura e lo sviliuppo di una civiltà di enorme interesse storico.
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