|
Pompei ed Ercolano: oggi come millenovecentoventidue anni fa - GENSnews - anno 2001 n° 8 del 28/09/2001
Pompei ed Ercolano oggi
Pompei ed Ercolano hanno una struttura ed una disposizione piuttosto simile: entrambe erano circondate da una fitta rete muraria in cui si aprivano dalle cinque alle sette porte, che costituivano i punti di accesso alla città; erano attraversate da una fitta rete di strade minori che si incrociavano con le due arterie principali, che a Pompei erano la via Stabiana e quella dell'Abbondanza.
Le strade, pavimentate, che recano ancora i segni dei solchi scavati dalle ruote dei carri, hanno alti marciapiedi e, negli incroci sono ancora visibili le grandi pietre, elevate rispetto al piano stradale, che formavano una specie di passerella per facilitare l'attraversamento dei pedoni. Le strade sono fiancheggiate da abitazioni, botteghe di vario genere con insegne dipinte, bar, osterie con i caratteristici banchi di vendita, che testimoniano come soprattutto Pompei fosse principalmente un centro commerciale.
Di particolare interesse sono le numerose iscrizioni graffite e dipinte che si possono leggere sui muri degli edifici: alcune sono di argomento politico ed invitano i cittadini a votare per un candidato alle cariche pubbliche piuttosto che per un altro, altre annunciano uno spettacolo di gladiatori, altre ancora comprendono simboli contro l'invidia ed il malocchio.
Tra gli edifici meglio conservati, che testimoniano lo sviluppo architettonico raggiunto da queste città, si possono ammirare: a Pompei il Teatro Grande, costruito sul'esempio dei teatri greci, con tre ordini di gradinate (di cui rimangono solo i due inferiori), l'Anfiteatro, il più antico di fattura romana che si conosca, che poteva contenere fino a 12000 spettatori, il Foro, vasta piazza rettangolare, circondata su tre lati da colonne, che era il centro della vita politica, religiosa ed economica e dove sorgevano i principali edifici pubblici.
Di grande bellezza sono anche le Terme Stabiane (II secolo a. C.), le più vaste e meglio conservate di Pompei: esse comprendevano una vasca natatoria e gli spogliatoi per gli atleti, che si dedicavano agli esercizi ginnici, alcuni ambienti destinati a giochi vari e due sezioni: quella maschile e quella femminile, entrambe attrezzate di uno spogliatoio, una vasca circolare con volta a cupola, il tepidario ed il calidario.
Tra gli edifici adibiti ad abitazione privata uno dei più importanti a Pompei è la Villa dei Misteri, con la magnifica Sala del grande dipinto, sulle cui pareti è visibile il più grande affresco giuntoci dall'antichità. Esso rappresenta l'iniziazione delle spose ai misteri dionisiaci e riproduce figure mitologiche tra cui quella dello stesso dio Dioniso, di Sileno ed altri satiri, e di una Baccante che danza.
Degna di nota è anche la Casa di Menandro, grandiosa abitazione signorile così chiamata dal ritratto del poeta greco Menandro lì dipinto; oltre alle pareti riccamente affrescate sono ancora visibili la sala del triclinio, il quartiere del bagno ed il corridoio che porta alle cucine ed alle cantine, dove fu rinvenuto un famoso tesoro di argenteria, ora conservato al Museo Archeologico di Napoli.
Ad Ercolano si può ammirare la Villa dei Papiri, così chiamata per la grande quantità di fogli di papiro lì ritrovati (ben 1700), che costituivano una biblioteca particolarmente fornita di cui la piccola parte scampata al rogo è oggi conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
Altrettanto sontuosa è la Casa dei Cervi, composta da un atrio e da un triclinio, in cui si osservano il bellissimo gruppo marmoreo dei cervi assaliti dai cani e numerose sale, fra cui una a pareti rosse con la curiosa statua del Satiro con otre, assieme ad una loggia a pergola con giardino dotato di terrazze panoramiche.
 Nonostante la ricchezza dei reperti ritrovati a Pompei ed Ercolano, che hanno permesso di ricostruire piuttosto fedelmente come si svolgesse la vita quotidiana dell'epoca romana, molto è ancora sepolto sotto strati di materiale vulcanico ormai solidificatosi nel corso dei secoli e attende di essere riportato alla luce, attraverso nuovi scavi e lavori di manutanzione, per raccontare ancora più nei dettagli le abitudini, gli usi e i costumi di quelle città sepolte dalla lava, dove il tempo sembra essersi fermato a millenovecentoventidue anni fa.
<- pag 2
|