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Balthus in mostra a Venezia - GENSnews - anno 2001 n° 8 del 28/09/2001

L'esposizione si snoda attraverso 36 sale all'interno del settecentesco Palazzo Grassi per una superficie totale di quasi quattromila metri quadrati; essa è suddivisa in due sezioni, una delle quali segue l'ordine cronologico di realizzazione delle opere, mentre l'altra mira piuttosto a riunire tutti quei lavori che possono essere ricondotti ad un'unica tematica, seguendo un criterio di scelta che l'autore stesso ha contribuito ad indicare quando ancora era in vita.
Tra le opere esposte anche molti disegni, alla cui realizzazione Balthus lavorò soprattutto a partire dagli anni '60, quando, contrariamente ai periodi precedenti, dipinse poco, ma disegnò molto; in queste bozze è possibile scorgere, come scrisse Fellini: "una identità tra tempo e forma; un tempo inalterabile".

Nonostante i molti fraintendimenti che hanno accompagnato l'opera di questo artista, Balthus è stato tra i pochissimi ad avere l'onore di vedere le proprie opere esposte al Louvre quando era ancora in vita ed è oggi considerato uno dei più grandi pittori del Novecento; quelle giovani donne ritratte in pose considerate evocative di un sottile erotismo, che tanto in passato hanno fatto gridare allo scandalo, rappresentano, assieme ai gatti, che egli molto amò, i soggetti prediletti dal maestro parigino.
Se la raffigurazione di fanciulle adolescenti fu considerata allusiva e carica di ambiguità e sottintesi, ben diversi sembrano in realtà, stando alle parole dello stesso Balthus, il significato e lo scopo che egli attribuiva alla propria arte; per lui l'opera d'arte ha un valore quasi metafisico: "l'arte - ha dichiarato il pittore parigino - deve essere anonima. L'artista non deve cercare di esprimersi, ma di esprimere l'universalità. Da questo punto di vista l'arte del Medioevo e la pittura dei primitivi italiani condividono con l'arte cinese la medesima concezione. La grande pittura occidentale è quella che si fonda sulla filosofia orientale."
L'artista dunque, secondo Balthus, non deve mirare esclusivamente alla creazione di uno stile riconoscibile, che renda il proprio tratto chiaramente distinguibile da tutti gli altri, ma deve sapere che la propria opera d'arte non è mai fine a se stessa, ma rappresenta piuttosto un mezzo per raggiungere l'universale.

Al di là delle opinioni discordanti e delle molte reazioni che la sua opera sin dall'inizio ha suscitato, Balthus non appartiene tuttavia a quel lungo elenco di artisti cui soltanto la morte ha recato fama e popolarità; egli ebbe infatti tra i suoi estimatori nomi illustri dell'arte, ma anche del cinema e della letteratura: Picasso acquistò un suo quadro e lo definì "il più grande pittore moderno", Fellini parlò di lui come di "un accumulo di storia" ed anche Giovanni Agnelli e Rothschild divennero collezionisti delle sue opere.

Tra i molti riconoscimenti che Balthus ebbe in vita va annoverato anche il titolo di direttore dell'Accademia di Francia, che gli fu conferito a Villa Medici a Roma nel 1961 e lo portò a prolungare la sua permanenza in Italia per quindici anni; proprio in questa occasione egli conobbe la sua allieva e modella Setsuko Ideta, che sarebbe poi diventata sua moglie, con la quale, a partire dal 1977, si trasferì a vivere in Svizzera, a Rossiniere.
Egli fu sempre molto riservato e schivo riguardo alla propria vita privata; lasciò che fossero le proprie opere a parlare per lui e di lui: è attraverso il suo autoritratto, Il Re dei Gatti, che egli ci svela qualcosa della propria natura, che più volte amò accostare e paragonare a quella di un gatto, un animale che, come lui, "ama giocare, è autodidatta, non va a scuola e non obbedisce agli ordini".

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