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Le quattro Repubbliche Marinare (prima parte) - GENSnews - anno 2001 n° 9 del 31/10/2001

Le quattro Repubbliche Marinare (prima parte)

Quello delle Repubbliche Marinare non è un fenomeno che interessò esclusivamente alcune città rivierasche italiane, ma anche i principali porti di tutta Europa. Nel nostro paese la nascita di queste città-Stato fu in gran parte dovuta a necessità: abbandonati dalle due principali potenze dell'epoca, il Sacro Romano Impero e l'Impero bizantino, e privi della loro protezione gli abitanti delle zone costiere dovettero escogitare un mezzo che li liberasse dalle minacce provenienti dal mare, in particolare dai frequenti attacchi dei Saraceni.

Le città marinare, lasciate in balìa di se stesse, organizzarono le loro forze, costruirono fortificazioni, trasformarono ogni nave in un vascello da guerra; queste iniziative furono possibili anche grazie al benessere economico raggiunto da quelle popolazioni; trovandosi sul mare infatti esse avevano potuto arricchirsi col commercio che fu il "segreto" della loro potenza.
Ottenuta l'indipendenza economica e ridotto il pericolo delle scorrerie saracene e vichinghe, molte città marinare riuscirono anche a rendersi del tutto autonome dal punto di vista politico, sottraendosi all'autorità delle due potenze che non avevano saputo difenderle. Le genti che abitavano le fasce costiere del Mediterraneo, tuttavia, non troncarono del tutto le realzioni commerciali con l'antico padrone, ma le intensificarono, comprendendo che un tale tipo di rapporto era vantaggioso per entrambi.
Nacquero così le Repubbliche Marinare e, sebbene molte siano state le città italiane interessate dal fenomeno, quattro furono quelle che seppero prevalere sulle altre e che sono passate alla storia: Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.

Amalfi

Dopo aver sconfitto i Saraceni nelle acque di Ostia nell'849 i cittadini di Amalfi, riuniti in Parlamento, elessero il loro duca e si resero indipendenti; quando però si sentirono minacciati dai Bizantini, loro antichi dominatori, non esitarono ad allearsi con gli stessi Saraceni, che poi divennero importanti "clienti" dei mercanti amalfitani. Le navi della Repubblica campana furono tra le prime a solcare in tutti i sensi il Mediterraneo, sviluppando un commercio molto intenso.
Furono forse proprio i marinai di Amalfi a perfezionare la bussola, proteggendo l'ago magnetico con una scatola: pare però che questo attrezzo, così importante per i naviganti, fosse conosciuto dai Cinesi già dal 1200 a.C. e che sia stato introdotto in Europa dagli Arabi, che a loro volta l'avevano conosciuto dagli Indiani.
Sempre agli Amalfitani si deve il primo codice marittimo, un insieme di leggi sulla navigazione e sul commercio, noto come le Tavole Amalfitane; la loro importanza è dimostrata dal fatto che furono adottate da altre Repubbliche: esse garantivano al marinaio alcuni importanti diritti quali ricevere le cure del medico se si ammalava durante la navigazione, avere la propria parte di ricompensa se era catturato dai pirati, ricevere la paga che gli era dovuta, assieme al rimborso delle spese per le cure necessarie, se veniva ferito difendendo la nave.
A Costantinopoli gli Amalfitani godettero per primi di una posizione di privilegio: ottennero infatti l'esenzione dai dazi doganali ed un quartiere sul Bosforo, dove si raccoglievano le merci provenienti dall'Oriente, che le loro navi provvedevano a trasportare in Italia.

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