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San Marino: il secondo Stato più piccolo d'Europa - GENSnews - anno 2001 n° 09 del 31/10/2001

San Marino: il secondo Stato più piccolo d'Europa

La Repubblica di San Marino, posta tra l'Emilia-Romagna e le Marche, si estende sulle colline romagnole alle spalle della città di Rimini; con i suoi 61 kmq di superficie è uno degli stati europei più piccoli, ed essendo indipendente ormai dal X secolo, si può considerare il più antico stato libero d'Europa.

Scarse ed incerte sono le testimonianze storiche attendibili circa le origini della Repubblica di San Marino pervenute sino a noi. Per questo è opportuno dare credito, almeno in parte, al racconto leggendario, anche se con le riserve del caso.

La leggenda racconta di uno scalpellino nativo di Loparo, un piccolo paese della Dalmazia, che lasciò la propria terra per trasferirsi nei pressi di Rimini, dove erano in corso i lavori per la costruzione del porto di quella città. Egli, convertitosi alla religione cristiana, per fuggire alla persecuzione dell'Imperatore Romano Diocleziano, si ritirò nel 301 d.C., assieme ad altri fedeli, sul monte Titano, un luogo piuttosto impervio, scosceso e difficile da raggiungere.
La tradizione vuole che quella collina fosse di proprietà di una matrona romana, di nome Felicita, che lo scalpellino avrebbe convertito alla religione cristiana guarendo Verissimo, figlio della donna, ed ottenendo così da lei l'eredità in perpetuo del monte stesso.

Lo scalpellino, partendo dal piccolo nucleo di persone che lì si radunò, fondò una vera e propria comunità che si raccolse attorno a lui eleggendolo Capo e Rettore ed attribuendogli l'appellativo di Marino perchè quello era il suo vero nome o perchè egli era giunto in Italia dal mare; nonostante la natura rocciosa e ancora selvaggia del luogo, questo piccolo villaggio riuscì comunque a sopravvivere, vincendo l'aridità e la sterilità del terreno e dando inizio alla costruzione di un vero e proprio centro abitato.

Alla sua morte Marino venne sepolto nella chiesa che egli stesso aveva fatto costruire e da allora i suoi concittadini iniziarono a coltivare un senso di profonda ammirazione nei confronti del proprio patrono fino a trasformarlo in un vero e proprio culto; in questa direzione proseguirono anche i discendenti dei primi abitanti, che perpetuarono nei secoli il mito di Marino, finchè il popolo sammarinese riconobbe la sua santità ed iniziò a contare gli anni di esistenza della Repubblica dal momento in cui il Santo fondatore era salito al monte Titano.

Tralasciando ora la leggenda e considerando invece i documenti storici, le prime testimonianze della presenza di una comunità nel territorio dell'attuale monte Titano, risalgono al IX secolo: la più antica è rappresentata dal Placito Feretrano, un manoscritto che risale all'885 e riporta il resoconto di un processo civile in cui le parti in causa erano l'abate del monastero sul Monte ed il vescovo di Rimini, che contestava al primo il possesso di alcune terre che non sarebbero state di sua proprietà. Non riuscendo a provare la veridicità della propria accusa il vescovo dovette riconoscere che quei terreni appartenevano realmente all'abate e quindi accettare di fatto l'indipendenza di San Marino dalla diocesi di Rimini.
Altri importanti documenti, che testimoniano la presenza della comunità autonoma sammarinese sono databili al 951, quando venne redatto un atto di riconoscimento nei confronti degli abitanti del monte Titano, detto il Diploma di Berengario, e al 962, anno in cui fu sottoscritto il Diploma dell'imperatore tedesco Ottone I (912-973), vincitore di Berengario II, che riconosce al Conte di Carpegna il possesso di 27 località, una delle quali è appunto San Marino.

Soltanto nel corso del X secolo infatti la piccola comunità sammarinese iniziò a circondarsi di fortificazioni e di mura e fu proprio da allora che si cominciò a parlare di Castellum, attorno al quale vennero poi sviluppandosi centri abitati sempre più numerosi. Mentre cresceva la popolazione il castello sentì il bisogno di estendere il suo dominio a terre più fertili e coltivabili e lo fece pacificamente acquistando i castelli di Pennarossa e di Casole dai Conti di Carpegna. Fu così che quel villaggio venne via via ingrandendosi nel corso dei secoli, sviluppando un attaccamento sempre maggiore nei confronti della libertà e di ordinamenti repubblicani.
Nell'XI secolo, in piena età Comunale, quando i Santi patroni vennero invocati come simboli di concordia e di unità, San Marino assunse come protettore quello scalpellino arrivato secoli prima dalla Dalmazia, che da allora divenne ufficialmente Protettore e Conservatore di quel centro abitato.

I Sammaritesi dovettero più volte difendere la propria indipendenza prima dalla giurisdizione ecclesiastica e poi dalle mire espansionistiche del signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta, che tentò più volte di impadronirsi del territorio che faceva capo al monte Titano, ma alla fine venne sconfitto e dovette anche cedere i castelli di Serravalle, Montegiardino e Fiorentino. San Marino subì poi l'usurpazione, seppur breve, del duca Cesare Borgia, detto il Valentino, e riuscì a riconquistare la libertà soltanto in conseguenza della morte del tiranno, avvenuta di lì a poco.

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