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Le famiglie teatrali italiane (1): Scarpetta - De Filippo - GENSnews - anno 2001 n° 9 del 31/10/2001

Debuttò la sera del sabato santo del 1868 nel terzo atto di ‘Cuntiente ‘e guaie’ con Francesco Zampa nella parte del guappo.
Col tempo il suo successo divenne inarrestabile a tal punto che riuscì non solo ad organizzare una propria compagnia la ‘Comica Compagnia Napolitana’ ma anche a rinnovare lo stesso San Carlino salvandolo dall’abbandono.
L’antico teatro però non sopravvisse al ‘risanamento’ che attendeva molte zone della città: nel 1884 venne demolito.

Il 16 marzo 1876 Eduardo Scarpetta sposa Rosa De Filippo una donna molto bella figlia di un venditore di carbone, Pasquale: Rosa, si diceva, fosse stata amata dal re Vittorio Emanuele II e che il primo figlio avuto dopo il matrimonio con Scarpetta, Domenico, detto Mimì, fosse appunto figlio del re.

Eduardo Scarpetta continuò la sua ascesa, con i soldi del suo lavoro si fece costruire un palazzo in uno dei rioni più aristocratici della città, il rione Amedeo (ancora oggi il Palazzo Scarpetta è l’abitazione degli eredi Scarpetta).
Scelse poi un luogo straordinario al Vomero (in quel tempo zona di campagna), e lì, rivolta verso il mare fece sorgere la Villa Santarella: sulla facciata fece fissare una scritta ‘Qui rido io’ che ancora oggi si può ammirare. "Mio padre, ricordava Maria Scarpetta, guardandola dal basso della città, quadrata e tozza come appariva con le sue quattro torrette sporgenti, diceva: - Me pare nu comò sotto e’ ‘ncoppa –".

Da Rosa Scarpetta ebbe il figlio Vincenzo mentre l’adorata figlia Maria fu il frutto del rapporto con un’altra donna, forse una maestra di scuola: alla morte prematura della giovane, Rosa accolse la bimba come figlia sua.
E ancora, lo stesso poeta Ernesto Murolo pare fosse un altro suo figlio naturale.
Ma non basta: Eduardo s’innamorò anche di un’altra donna, la bella nipote di Rosa, Luisa De Filippo. Rosa faceva parte della compagnia insieme allo stesso Mimì e a Gilda Scarpetta, probabilmente Luisa vi partecipava come sarta teatrale. La giovane aveva 18 anni, lui più di quaranta: da Luisa ebbe tre figli Titina, Eduardo, Peppino e riuscì ad occuparsi anche a questa seconda famiglia. Infine dalla sorellastra di Rosa, Anna altri due figli: Eduardo e Pasquale.

Eduardo Scarpetta era dunque un uomo vivo, esplosivo, pieno di energie; molto severo in famiglia e sul lavoro: riuscì a portare avanti la riforma del teatro stesso eliminando orpelli e pesantezze sia nel contenuto delle commedie che nella recitazione. Eliminò per esempio l’applauso finale al termine della commedie e lo stesso trucco troppo poco naturale che usavano gli attori dell’epoca. "Io non ho tradotto soltanto, scriverà nella sua autobiografia, ma ho adattato, ho rifatto e spesso creato, qua e là, delle macchiette e delle scene per ravvivare l’azione, dove mi pareva che il pubblico napoletano non comprendesse bene o non dovesse ridere abbastanza".
Nel 1910 abbandonò il teatro: era stanco e soffriva d’asma; il 29 novembre 1925 morì: al suo funerale fu presente tutta Napoli ma anche una bella rappresentanza del teatro italiano da Ermete Zacconi a Guido Salvini, e del teatro napoletano.

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