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Un omicidio di 5000 anni fa - GENSnews - anno 2001 n° 10 del 27/11/2001

Un omicidio di 5000 anni fa

Si è trasformato in un vero e proprio giallo il ritrovamento della mummia dell'uomo vissuto 5000 anni fa in alta Val Senales: Oetzi, come è stato ribattezzato questo nostro progenitore, che abitò la regione dell'Alto Adige in piena Età del Rame, è stato rinvenuto casualmente da una coppia di turisti tedeschi nel Settembre del 1991.
Durante un'escursione alpina, i coniugi Erika ed Elmut Simon, abbandonato il sentiero principale, hanno visto affiorare tra i ghiacci, a più di 3000 metri di altitudine, in una pozza in parte piena d'acqua, la testa e le spalle di un uomo.
Inizialmente si è pensato al cadavere di un escursionista vittima di un incidente o a quello di un soldato della Prima Guerra Mondiale ed il Soccorso Alpino Austriaco, non intuendo subito l'eccezionalità del ritrovamento, ha cercato di estrarlo uitlizzando scarsa cautela e provocando così il danneggiamento dell'anca e della gamba sinistra dell'uomo.

Poichè il corpo si trovava al confine italo-austriaco, nel massiccio delle Alpi dell'Otzal, le autorità di entrambi i paesi sono state immediatamente informate dell'inattesa scoperta, ma soltanto un mese dopo si è accertato che il cadavere, trovandosi a 92 metri a sud della frontiera, era da considerare di "nazionalità" italiana.
Tuttavia solo dopo sette anni di studi ed esami accurati la mummia è ritornata al suo paese d'origine, dove è stata esposta nel Museo Archeologico del Trentino Alto Adige, che ha sede a Bolzano. Essa è stata collocata in un'apposita cella frigorifera ad una temperatura di 6° C sotto lo zero e con un'umidità del 98 %, due condizioni indispensabili alla sua conservazione; la cella è chiusa su un lato da un vetro attraverso il quale i visitatori possono osservare il corpo dell'uomo.

Tra i resti umani finora ritrovati Oetzi rappresenta il più antico cadavere giunto a noi in simili condizioni di mantenimento, che potremmo definire sorprendenti; per la prima volta dunque archeologi, patologi, medici e studiosi di tutto il mondo hanno avuto l'opportunità di analizzare nei minimi dettagli un "reperto" tanto particolare e di enorme importanza storico-scientifica: la mummia è stata infatti sottoposta a ripetute analisi che hanno dato risultati inizialmente inaspettati.
Grazie all'ottimo stato di conservazione, reso possibile dalle basse temperature dei ghiacci del Similaun, che hanno custodito per millenni il cadavere di Oetzi, è stato possibile effettuare tutta una serie di osservazioni anatomiche, che hanno rivelato particolarità ed alterazioni fisiche presenti nell'uomo al momento della morte, come la presenza di alcuni batteri, che testimonia le cattive condizioni igieniche e la contaminazione dell'acqua con cui egli si dissetava, e circa cinquanta tatuaggi terapeutici in diverse parti del corpo.
Campioni di tessuto sono stati prelevati dal ginocchio sinistro e dalla dentatura della mummia, nel tentativo di stabilire anzitutto quali siano state le cause del decesso e, in secondo luogo, con l'intento di ricostruire, almeno a grandi linee, le caratteristiche dell'ambiente in cui l'uomo viveva ed i tratti salienti dell'esistenza da lui condotta fin dall'infanzia.

In un primo tempo si era ipotizzato che Oetzi fosse morto per assideramento, forse durante una battuta di caccia in un territorio piuttosto ostile ed impervio, come sembrava suggerire anche l'equipaggiamento ritrovato accanto al corpo. Gli abiti, ancora chiaramente identificabili, erano costituiti da un paio di pantaloni, una sopravveste, un copricapo, una cintura, un paio di scarpe - tutti indumenti realizzati utilizzando pelli animali e cuciti assieme con una specie di filo ricavato dai tendini degli stessi. Soltanto la mantella, lunga fino al ginocchio, che copriva le spalle dell'uomo, era invece fatta di materiale vegetale, forse con le foglie di un'erba alpina.

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