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Un omicidio di 5000 anni fa - GENSnews - anno 2001 n° 10 del 27/11/2001

Anche gli oggetti che Oetzi portava con sè fanno supporre che egli avesse programmato un'assenza piuttosto lunga da casa, durante la quale avrebbe avuto bisogno di tutto il necessario per sopravvivere completamente solo ed in condizioni climatiche tutt'altro che favorevoli; egli si era munito di un'ascia, un pugnale, un pezzo di ramo di tiglio per rifinire i propri utensili, una gerla, una rete, alcuni recipienti di betulla, una faretra con quattordici frecce (due delle quali senza punta) ed un arco.

L'ipotesi della morte accidentale, assieme a quella di una sepoltura rituale, è stata definitivamente abbandonata soltanto in seguito alla TAC a cui il corpo di Oetzi è stato recentemente sottoposto: l'esame ha rivelato una realtà molto più crudele di quella inizialmente immaginata. La radiografia ha infatti evidenziato la presenza di una freccia, lunga 21 millimetri e larga 17, poco sotto alla spalla sinistra dell'uomo, molto vicino al polmone, che ha provocato nella schiena dell'individuo un ferita profonda circa 5-7 centimetri ed un foro d'ingresso vicino alla scapola di quasi 2 centimetri.
Questa scoperta del tutto inattesa ha aperto nuovi interrogativi, cui i ricercatori dell'Università Cattolica di Roma, dell'Università di Verona e di Glasgow, che ormai da anni si dedicano allo studio della mummia, intendono dare risposta.

Come ha affermato li primario Eduard Egarter, che coordina l'organizzazione che si occupa della conservazione della mummia, fino ad ora è certo che, in base alla traiettoria della freccia, chi colpì Oetzi doveva essere posizionato leggermente più in basso rispetto alla propria vittima e quest'ultima non sopravvisse più di otto ore dal momento in cui fu trafitta.
Restano però ancora da chiarire le circostanze in cui avvenne il ferimento dell'uomo e lo scenario che ne accompagnò la morte: gli studiosi sperano, attraverso ulteriori analisi di ricostruire le ultime ore di vita di Oetzi ed anche le eventuali cause della sua uccisione; come soltanto dopo quasi dieci anni di esami e studi accurati si è riusciti a svelare il mistero del decesso e a determinarne con esattezza la ragione, è possibile che questo corpo nasconda ancora altre importanti rivelazioni.

Naturalisti, archeologi e medici sperano, attraverso un lavoro comune, di poter risalire al modo di vita delle popolazioni che abitarono le Alpi più di 5000 anni fa, alle condizioni ambientali in cui vivevano, ai tratti somatici delle genti che abitavano in quell'epoca le regioni dell'Italia settentrionale e, attraverso il confronto del DNA di Oetzi con quello dell'uomo contemporaneo, alla differenza dei due patrimoni genetici.
La specialista in dermoplastica Elisabeth Daynes ha già cercato di ricostruire con soddisfacenti risultati il volto di Oetzi, partendo da un'immagine tridimensionale, realizzata all'Università di Innsbruck in Austria, che ha permesso di ottenere un volto con fronte alta, naso lungo, occhi infossati e labbra piccole - dunque molto simile a quello del tipo europeo di oggi.

Oetzi, che mai avrebbe immaginato di essere al centro dell'attenzione mondiale dopo 5000 anni dalla morte, può raccontare ancora molto della sua storia personale, ma soprattutto della nostra storia di esseri umani, della nostra evoluzione attraverso i millenni, del modo in cui l'uomo ha modificato se stesso ed il proprio rapporto con l'ambiente e con i suoi simili, costruendo una civiltà sempre più complessa e sofisticata; soltanto conoscendo ciò che siamo stati infatti possiamo comprendere più a fondo quello che siamo oggi, poichè è indubbio che siamo da sempre il risultato del nostro passato.

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