La scoperta dell'America tra antiche certezze e nuove verità - GENSnews - anno 2002 n° 11 del 04/01/2002
La scoperta dell'America tra antiche certezze e nuove verità
 12 ottobre 1492: da sempre i libri di storia ci hanno indicato questa come la data memorabile della scoperta del Nuovo Mondo attribuendo il compimento di tale impresa all'audace navigatore Cristoforo Colombo, tanto che la ricorrenza di questa data viene celebrata in Italia almeno dal 1924, soprattutto nella città di Genova, che a Colombo diede i natali.
Da una decina di anni però quella che era sempre sembrata una verità intoccabile è stata smentita: i primi a sbarcare in America sarebbero stati i Vichinghi, o meglio i Norvegesi, che, presumibilmente tra il 980 ed il 1000 (quindi con quasi cinquecento anni di anticipo rispetto agli europei), riuscirono a raggiungere le coste dell'Islanda, della Groenlandia e da lì quelle dell'America settentrionale, che essi chiamarono Vinland.
Prove di ciò sarebbero una mappa delle coste canadesi, disegnata in Islanda nel 1440, che, seppur ritenuta per lungo tempo un falso, si è poi rivelata autentica, ed il ritrovamento nell'isola di Terranova delle tracce di un insedimento precolombiano che gli studiosi ritengono scandinavo.
Anche Colombo del resto arrivò in Islanda prima di salpare per l'America ed è probabile che avesse sentito parlare dell'impresa dei Vichinghi e della terra di nome Vinland, il che avrebbe avvalorato la sua tesi circa l'esistenza di una terra ad Occidente.
"Buscar el levante por el ponente": fu proprio l'idea di ricercare il levante viaggiando verso il ponente che spinse Cristoforo Colombo a tentare quella che sarebbe diventata una storica impresa. Egli era un convinto sostenitore delle teorie del geografo fiorentino Paolo Toscanelli, che nel 1474 aveva affermato con convinzione la sfericità della terra, ma non era stato preso in considerazione.
Per un ventennio Colombo mendicò invano presso le varie corti d'Europa i mezzzi per portare a compimento il proprio progetto: all'epoca però si credeva che una nave non potesse attraversare gli antipodi della terra senza precipitare negli abissi marini e nessun sovrano volle sostenere il suo tentativo di reaggiungere le Indie navigando verso Occidente.
Quando le speranze del marinaio genovese erano ormai svanite il re di Spagna Ferdinando d'Aragona e la moglie Isabella di Castiglia, che più volte gli avevano negato il prorio appoggio decisero din finanziare il suo progetto.
Colombo ottenne così tre caravelle (la Nina, la Pinta e la Santa Maria), ottantotto uomini di equipaggio ed un accordo in base al quale, se la sua impresa fosse riuscita, egli avrebbe ottenuto il titolo di Ammiraglio dell'Oceano, di vicerè delle Indie e un decimo dei proventi ricavati dai commerci che in futuro si sarebbero svolti con le terre da lui raggiunte.
Il 3 Agosto 1492 così Colombo salpò dal porto di Palos, dirigendosi verso le Canarie; il viaggio durò trentatre giorni, durante i quali la tensione dell'equipaggio rischiò più volte di sfociare in un ammutinamento. il 17 Settembre si verificò qualcosa di inspiegabile per le conoscenze scientifiche dell'epoca: l'ago della bussola si spostò verso nord-ovest.
Soltanto alle dieci di sera dell'11 Ottobre Colombo ed il suo secondo Tiano intravvidero un lume che si agitava sulla superficie oscura del mare: fu il primo segno di vita dopo più di un mese di navigazione; il navigatore genovese volle però attendere lo spuntare dell'alba prima di scendere sulla terraferma e di avventurarsi in una regione a lui completamente sconosciuta. Tuttavia non si trattava dell'estremo Oriente, ma di un'isola delle Bahamas, allora chiamata Watling e che Colombo ribattezzò San Salvador; solo sette anni più tardi un altro italiano Amerigo Vespucci si sarebbe reso conto per primo che le terre scoperte da Colombo appartenevano ad un mondo nuovo.
Colombo ebbe una buona accoglienza da parte delle popolazioni locali e descrisse gli indigeni come estremamente miti ed inoffensivi e la loro terra come una regione fertilissima e ricca d'oro. In realtà i tre viggi successivi che Colombo fece verso l'America (1493, 1498 e 1502) rivelarono il contrario: la coesistenza con gli indios fu faticosa e tutt'altro che facile; il navigatore genovese partì questa volta con una vera e propria flotta, composta da milletrecento uomini intenzionati ad avviare un processo di colonozzazione. Nell'attuale isola di Haiti Colombo fondò una città a cui diede il nome di Isabella, in onore della regina spagnola, affidandone il controllo al fratello Bartolomeo.
Tutto ciò ovviamente non piacque agli abitanti locali che mostrarono sentimenti meno pacifici rispetto al primo incontro, tanto che in più occasioni si dovette ricorrere all'uso della forza. Anche gli spagnoli che Colombo aveva portato con sè, delusi per non aver trovato quell'oro che era stato loro promesso, cercarono di ribellarsi e molti vollero tornare in patria dove riferirono il prorio scontento ai sovrani, che inviarono un loro funzionario al posto di Colombo, il quale venne ben presto dimenticato e morì povero e solo a Valladolid nel 1506.
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