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La scoperta dell'America tra antiche certezze e nuove verità - GENSnews - anno 2002 n° 11 del 04/01/2002

Nuove ipotesi e presunte verità

Anche se ormai quasi nessuno studioso sembra mettere in discussione che i Vichinghi abbiano calpestato il suolo Americano prima di Colombo, c'è già chi ipotizza che anche i Norvegesi siano stati preceduti in quest'impresa.
Recentemente infatti un antropologo americano di nome Roman Hristov ha affermato che la leggendaria scoperta sarebbe da retrodatare di molti secoli, addirittura di millenni, perchè a "gettare l'ancora" in territorio americano sarebbero stati per primi i Romani, che con le loro triremi avrebbero raggiunto le coste dell'attuale Messico. Questa congettura è nata in conseguenza del casuale ritrovamento di una statuetta di terracotta che raffigura la testa di uomo con la barba, rinvenuta nel sito archeologico della Valle di Toluca nel 1933.

Il professore in questione avrebbe ritrovato questo reperto storico soltanto dieci anni dopo in un museo di Città del Messico e lo avrebbe sottoposto all'esame della termoluminescenza, che avrebbe rivelato la data di realizzazione della statuetta, collocabile intorno al 200 a. C. e identificabile per fattura e stile in un manufatto di foggia romana.
Sebbene questa coraggiosa ipotesi abbia ottenuto un'ampia risonanza a livello internazionale, non ha trovato finora il consenso di altri importanti esperti in materia, i quali ritengono che la presenza in Messico della statuetta non possa essere considerata come una prova attendibile ed incontrovertibile dello sbarco dei Romani in America, tanto più che, secondo altri studiosi, essa sembrerebbe avere una fattura ecuadoregna o giapponese.

A mettere in discussione non soltanto che Colombo avrebbe scoperto per primo l'America, ma anche la data in cui il navigatore genovese sbarcò nel Nuovo Mondo e le motivazioni che lo spinsero ad intraprendere questo audace viaggio è intervenuto lo storico Vincenzo Marino. Egli crede di poter affermare a ragione che l'arrivo delle caravelle sulle spiagge delle Bahamas sarebbe da collocare tra il 1485 ed il 1486, ed inoltre che l'intera spedizione sarebbe stata finanziata non dalla monarchia spagnola, ma dal Vaticano con lo scopo di evangelizzare quelle terre che non erano ancora state raggiunte dalla fede cristiana.

Questa tesi sarebbe avvalorata dal ritrovamento di una mappa ottomana e da quanto è riportato su un'iscrizione della tomba di Papa Innocenzo VIII. Nella pirma, risalente al 1513, si legge: "le spiagge del Nuovo Mondo furono scoperte da un infedele proveniente da Genova, nell'anno 890 dell'Era Araba", data che corrisponderebbe proprio al 1485-86 del calendario cristiano; nella seconda si dice che durante il suo Pontificato Innocenzo VIII "ebbe la gloria della scoperta del Nuovo Mondo". Il Papa però morì nel luglio del 1492, cioè tre mesi prima di quel 12 Ottobre in cui Colombo avrebbe scoperto l'America, quindi l'iscrizione, secondo Marino, sarebbe una prova del fatto che il genovese sbarcò alle Bahamas prima di quella data.

Un'altra rivoluzionaria affermazione è quella secondo cui il viaggio di Colombo non fu affatto casuale, ma fece parte di un preciso progetto accuratamente studiato ed organizzato da lui stesso assieme al Papa Innocenzo VIII (di cui il genovese sarebbe secondo alcuni adirittura figlio illegittimo!!!) . Questa ipotesi sembrerebbe avvalorata da alcune affermazioni contenute nel Giornale di bordo compilato durante la navigazione dallo stesso Colombo.Vi si legge infatti "Conobbi che era gente che meglio si salverebbe e si convertirebbe alla nostra santa fede più con l’amore che con la forza" , il che suona come un chiaro riferimento alla conversione degli indigeni, che sin dall'inizio del viaggio sarebbe stata nelle intenzioni dello scopritore.

Colombo dunque avrebbe soltanto messo in pratica una sorta di disegno divino, compiendo una missione cui egli avrebbe aderito seguendo le proprie convinzioni religiose, tanto che si è addirittura supposto che il famoso navigatore non fosse, come vuole la tradizione, di origine genovese, ma appartenesse ad una famiglia ebrea.
A testimoniare la fede di Colombo sarebbero alcune frasi da lui stesso scritte nel Diario di bordo, sul quale sono annotati gli avvenimenti verificatisi durante i lunghi mesi di navigazione: circa venti giorni prima di toccare il suolo americano egli avrebbe paragonato la propria impresa a quella di Mosè, che per condurre gli ebrei fuori dalla schiavitù d'Egitto utilizzò il mare grosso in assenza di vento, un fenomeno rarissimo che si sarebbe verificato anche durante il viaggio delle tre caravelle.

Sebbene siano ormai trascorsi più di cinquecento anni dal viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo, è indubbio che la scoperta dell'America rimane ancora oggi per molti aspetti coperta dal mistero: che il navigatore genovese sia stato semplicemente uno strumento della Provvidenza, che abbia soltanto ripercorso rotte già battute dai Vichinghi e forse addirittura dai Romani, resta il fatto che l'impresa compiuta dal navigatore genovese rappresenta tuttora uno degli avvenimenti storici più attuali e dibattuti.

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