La tradizione del presepe in Italia - GENSnews - anno 2002 n° 11 del 04/01/2002
La tradizione del presepe in Italia
 Il termine presepe deriva dal laitno praesepe o praesepium, che significa recinto chiuso, mangiatoia; esso trae la sua origine dai testi sacri, compresi quelli considerati apocrifi: nella Bibbia si allude soltanto alla mangiatoia in cui Gesù fu deposto alla nascita nella città di Betlemme, mentre nella XIII omelia su Luca, il greco Origene (prima metà del III secolo) colloca il Bambino divino in una grotta ed accanto a lui nomina i pastori con i Magi, venuti ad adorare il Redentore, ed il bue con l'asinello, che riscaldano il piccolo con il proprio alito, richiamandosi probabilmente ad una frase del profeta Isaia.
La tradizione vuole che il primo presepe risalga al Natale del 1223, quando, secondo quanto narrato da San Bonaventura, San Francesco d'Assisi avrebbe voluto ricostruire simbolicamente la nascita di Gesù Cristo in una grotta nel bosco di Greccio e lì si sarebbe materializzato tra le sue braccia un bimbo, sotto gli occhi di alcuni fedeli che testimoniarono l'incredibile evento.
Questa versione, tuttavia, non è comunemente accettata: secondo alcuni infatti la nascita del presepio non sarebbe da attribuire a San Francesco, ma piuttosto al Papa Liberio, vissuto nel III secolo, cui avrebbe fatto seguito, solo molto tempo dopo, nel 1025, la prima rappresentazione ufficiale della Natività nella chiesa poi detta di Santa Maria ad Presepe, che sorgeva in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, dove furono esposte alcune statue lignee che riproducevano la scena della grotta e dell'adorazione.
Tra i più antichi gruppi di figure a tutto tondo giunti fino a noi, che testimoniano il carattere stabile, tipico dei primi presepi, troviamo quello parzialmente conservato in Santa Maria Maggiore a Roma, realizzato da Arnolfo di Cambio nel 1280.
Le più antiche figure del presepe a noi giunte risalgono però al 1400, momento in cui la struttura della Sacra rappresentazione inizia a delinearsi con maggiore chiarezza, assumendo caratteristiche che sarebbero poi venuti fissandosi nel tempo.
E' da collocare infatti intorno al 1478 il presepe dei fratelli Alemanno nella chiesa partenopea di San Giovanni a Carbonara, di cui restano diciannove statue lignee dipinte, quasi a grandezza naturale: sono immagini semplici e prive di ornamenti, ma nello stesso tempo accuratamente rifinite, e la loro espressione è molto seria e raccolta.
Alterttanto degna di nota è l'opera di Giovanni Marigliano che, tra la fine del '400 e gli inizi del '500, fece scuola tra le botteghe artigiane campane, realizzando statue in marmo ed in legno, cinque delle quali sono ancora conservate nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina.
Un ruolo importante nell'evoluzione del presepe fu ricoperto da San Gaetano da Thiene, fondatore dell'ordine Teatino, che apportò una piccola "rivoluzione" nella raffigurazione della Natività: egli introdusse nel presepe, intorno alla prima metà del '500, personaggi vestiti con abiti di epoche e paesi differenti, compresi quelli del periodo a lui contemporaneo, dando inizio così all'abitudine, che si sarebbe mantenuta nei secoli, di inserire accanto alle statue tradizionali personaggi e situazioni nuove, come il mercato con le sue bancarelle o l'osteria con i suoi avventori.
 Anche la Chiesa favorì notevolmente la diffusione del presepe per contrastare la teatralità popolare di argomento sacro, considerata una pericolosa deviazione dall'ortodossia, e di lì a poco iniziò così la costruzione di presepi con figure di dimensioni minori non più soltanto nelle chiese, ma anche in ricche case private.
Si svilupparono dunque, tra il '600 ed il '700, vari centri di produzione di figure del presepio a livello di alto artigianato, tra cui si affermarono quelli di Genova e soprattutto di Napoli.
Proprio il XVIII secolo costituì il periodo d'oro del presepe napoletano, che coincise all'incirca con il regno di Carlo III di Borbone: iniziarono ad essere riprodotti luoghi caratteristici di Napoli e scene tipiche tratte dalla vita quotidiana; vennero raffigurati i rappresentanti di ogni classe sociale (pastori, mercanti, contadini, pescatori, soldati, borghesi, mendicanti).
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