La tradizione del presepe in Italia - GENSnews - anno 2002 n° 11 del 04/01/2002
 Si ebbe una sempre più fiorente collaborazione tra scultoti ed abilissimi artigiani, capaci di realizzare perfette riproduzioni in miniatura di abiti e di oggetti di ogni genere: attrezzi da lavoro, strumenti musicali, pozzi, frutte e verdura, carni, ecc.
Le statue a tutto tondo e a grandezza quasi naturale furono a poco a poco sostituite da manichini con testa in terracotta, braccia e gambe in legno e un'anima di fil di ferro, che li rendeva snodabili, permettendo quindi all'allestitore di posizionarli in atteggiamenti diversi, secondo la tradizione tedesca che i gesuiti introdussero anche in Italia, il che contribuì a rendere la rappresentazione della Natività maggiormente realistica.
Le scene essenziali che dominarono i presepi nel corso del '700 furono tre: l'annuncio della buona novella ai pastori dormienti, la taverna e ovviamene la Natività; la rappresentazione di quest'ultima era venuta mutando nel corso dei secoli : dal III fino al XIII secolo infatti non è difficile trovare qualche bassorilievo in cui la Vergine è raffigurata sdraiata accanto al Bambino, segno dell'influenza esercitata dalla Chiesa d'Oriente, che mettendo in discussione la natura divina di Gesù, riteneva che Maria fosse madre soltanto dell'uomo-Gesù e non del Dio-Gesù. Quando a partire dal XIII secolo fu definitivamente sancita la divinità di Vergine, si stabilì che questa non potesse più essere rappresentata come una comune mortale; da allora Maria e Giuseppe assunsero un'atteggiamento di adorazione nei confronti del Bambino, inginocchiati davanti alla mangiatoia.
Anche il numero dei Magi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre), che seguendo la stella cometa vengono da lontano a rendere omaggio al Redentore, fu fissato a tre da S. Leone Magno, secondo alcuni per corrispondenza con i doni - oro, incenso e mirra - che, come vuole la tradizione, essi recarono con sè, secondo altri per simboleggiare le tre età dell'uomo (giovinezza, maturità e vecchiaia) e le tre razze in cui, in base al racconto biblico, si divide l'umanità (semita, giapetica e camita).
Accanto alle tre scene centrali anche alcuni elementi paesaggistici sarebbero divenuti una presenza stabile negli allestimenti presepiali: il fiume e la fontana, la cui acqua che scorre è da sempre simbolo di vita, il mulino, che con il movimento delle proprie pale ricorda l'incessante passare del tempo, il pozzo, molto spesso considerato come luogo in cui si nasconde una presenza diabolica.
Committenti di queste costosissime raffigurazioni sono soprattutto i rappresentanti delle famiglie delle ricca borghesia, che allestiscono nelle proprie abitazioni presepi che possono anche arrivare ad occupare più stanze e gareggiano per chi realizzerà il presepio più ammirato, al punto che esso diventa una vera e propria moda che coinvolge anche la famiglia reale; pare che la stessa regina si dedicasse con le dame di compagnia al confezionamento di abitini ed accessori per ornare le statuine, utilizzando talvolta anche materiali e pietre preziose di ogni genere.
Risalgono sempre al '700 i presepi meccanici, tuttora piuttosto diffusi, in cui i personaggi si muovono, passando davanti al Bambino, o compiono i gesti tipici dei loro mestieri: pare che il primo presepe in movimento sia stato realizzato nel 1588 da Hans Schlottheim per l'allora re di Sassonia e sia stato importato in Italia solo due secoli più tardi.
Il periodo più fiorente del presepe napoletano non ebbe però una lunga durata: esso infatti conobbe la sua fase di decadenza in seguito al regno di Ferdinando IV (1751 - 1825): i grandi e spettacolari presepi commissionati dalle famiglie aristocratiche e benestanti furono smontati ed i singoli pezzi dispersi, così che i capolavori realizzati dai maestri artigiani dell'epoca andarono per la maggior parte perduti o venduti a basso costo.
 Ancora oggi tuttavia l'uso del presepe in famiglia è ancora piuttosto diffuso in diverse nazioni europee di religione cattolica: non soltanto in Italia, dove ci si ispira prevalentemente al presepe napoletano, ma anche in Spagna, in Francia, in Germania e in Austria; in Polonia ed Ungheria invece è ancora abitudine dei più piccoli allestire la grotta in una scatola a forma di chiesa in modo che i bambini possano portarla in giro per le case, ricevendo in cambio qualche piccolo dono.
Il presepe costituisce ormai una tradizione che si rinnova di anno in anno, ma non è mai lo stesso, anche se non muta lo spirito che anima questa rappresentazione sacra: ciò fa sì che esso riesca ancora, dopo quasi tre secoli dalla sua affermazione, ad incantare con la propria magia bambini ed appassionati di ogni età, che già settimane o addirittura mesi prima della notte di Natale, si dedicano alla sua costruzione con pazienza e rinnovato entusiasmo.
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