I pupi siciliani - GENSnews - anno 2002 n° 12 del 18/03/2002
I pupi siciliani
 Da sempre il mondo dei pupi siciliani, così ricco di personaggi e vicende a metà il mito e la fantasia, con il suo mondo fatto di maghi, incantasimi, mostri e sirene, affascina grandi e piccini.
Il teatro dei pupi è uno spettacolo che tiene con il fiato sospeso lo spettatore che si appassiona al combattimento tra Cristiani e Saraceni, nell'attesa di sapere chi di loro uscirà vincitore e, nello stesso tempo, si entusiasma riconoscendo nelle vicende dei protagonisti chiari richiami alla storia della propria terra.
L'origine dell'Opera dei pupi siciliani è generalmente collocata intorno alla prima metà dell'800, anche se è innegabile il suo legame con il Teatro delle marionette, sorto in Europa già alla fine del '600. Quest'ultimo si diffuse rapidamente nel corso del secolo seguente suscitando, almeno in un primo momento, l'approvazione di buona parte dei ceti signorili che trovarono nelle proprie nobildonne delle spettatrici divertite davanti alle vicende dei pupazzi sapientemente animati dal loro burattinaio.
Ben presto però il Teatro delle marionette perse l'iniziale carattere aristocratico divenendo sempre più un'arte popolare. In Italia i primi teatrini nacquero a Genova, Modena, Roma e Napoli per giungere poi, proprio da quest'ultima città, in Sicilia.
Secondo quanto racconta la tradizione infatti, agli inizi dell'800, sbarcò a Palermo un burattinaio proveniente dal capoluogo campano, che, volendo arricchire il proprio spettacolo con un sottofondo musicale, si rivolse ad un costruttore del luogo acquistando da lui un piano a cilindro.
Quest'ultimo, visto il grande successo ottenuto dal burattinaio, decise di costruirsi un teatrino tutto suo, sostituendo però le marionette con i pupi, che egli vestì con scintillanti armature, elmi e scudi.
Oltre all'abbigliamento, inizialmente ancora poco raffinato e curato, quello che sin da principio distinse i pupi siciliani dalle comuni marionette furono le nuove vicende di cui essi divennero protagonisti.
A rendere facilmente riconoscibile l'Opera dei pupi e a conferire ad essa originalità e fascino contribuì notevolmente l'insieme delle storie in essa narrate. I temi trattati facevano tutti riferimento alle gesta eroiche di Carlo Magno e dei Paladini di Francia e si ispirano ai poemi epico-cavallereschi del '400 e del '500 di Ariosto, Boiardo e Pulci.
Ben presto tuttavia due divennero le fonti principali da cui i pupari iniziarono ad attingere nuovi episodi da mettere in scena: la Storia dei Paladini di Francia, una pubblicazione del 1850-60, attribuita a Giusto Lodico, il quale, intrecciando le vicende dei vari poemi cavallereschi della tradizione, ne ricavò ben quattro volumi che costituiscono ancora oggi il fondamento dell'Opera dei pupi e i racconti degli stessi cantastorie, tramandati oralmente di generazione in generazione.
Per molto tempo infatti le rappresentazioni dei pupari rimasero non soltanto una delle poche occasioni di svago per la parte più povera della popolazione, ma anche una delle uniche fonti d'istruzione.
Con il passare del tempo e con l'affermarsi di questa tradizione teatrale siciliana i pupari dedicarono sempre maggiore attenzione alla realizzazione dei propri fantocci, non soltanto nel modellare con accresciuta maestria i loro volti in legno, ma anche nel vestirli con abiti realizzati con stoffe sempre più pregiate.
L'originaria marionetta rozza e poco raffinata acquistò così una nuova grazia e si arricchì di armature e scudi di metallo (non più di cartone e stagnola), ornati con lavori di cesello sempre più elaborati.
Anche le tecniche utilizzate per realizzare la struttura della marionetta subirono un'evoluzione piuttosto rapida, tanto che il filo che inizialmente permetteva al puparo di muovere la mano destra del fantoccio venne sostituito con un'asta di ferro, che consentiva movimenti meno rigidi e più ampi.
pag 1 - >
|